GUIDA CEI 17-97/1 – Selettività delle protezioni. Quale consenso ?
Già nel 2008 è avvenuta la pubblicazione della Guida CEI 17-97/1 per la scelta delle protezioni contro il cortocircuito negli impianti industriali a bassa tensione a partire dalle caratteristiche nominali di cortocircuito. Oggi viene posto in inchiesta pubblica il testo originale inglese della parte seconda, che tratta la selettivita' nelle condizioni di sovracorrente tra dispositivi di apparecchiature di manovra e di comando a bassa tensione. Come già la prima parte, anche la seconda parte riprende le definizioni dei termini applicabili. Questa inoltre fornisce esempi di verifica della selettivita' con lo scopo di : a) evitare distacchi di alimentazione non dovuti a cattiva progettazione con costi impropri; indicare soluzioni piu' economiche di ridotta selettivita', quando giustificato.
Abbiamo colto con molto interesse il passo compiuto dal CEI di voler proporre in inchiesta pubblica il nuovo documento non per un mese, come forse dovuto, ma per ben due mesi. Infatti così ho letto:
"Visto l'interesse con cui era stato accolto il progetto in inchiesta pubblica della parte prima, che aveva ricevuto interessanti osservazioni poi recepite nella pubblicazione ufficiale CEI, anche questa parte seconda rimane disponibile sul sito CEI per un periodo di due mesi, in modo che ne sia possibile la lettura dal maggior numero possibile di interessati."
Mentre ci complimentiamo con il CEI per la felice iniziativa, non possiamo non ricordare che se veramente il CEI avesse a cuore o meglio volesse dimostrare di avere a cuore il contributo di un commento del maggior numero possibile di interessati ad un licenziamento partecipato del testo definitivo della guida, lo stesso si dovrebbe sforzare : a) di presentare al pubblico nazionale il testo tradotto in italiano, b) di consentire agli interessati ad un commento di stampare i documenti, in quanto a tutti sicuramente non possono sfuggire le difficoltà che si incontrano ad intervenire con delle note a margine sui documenti disponibili solo a video.
Solo un simile atteggiamento del CEI testimonierebbe una sua vera apertura al consenso e alla trasparenza nella conduzione del processo di sintesi dei contenuti normativi, rispondendo così alla sua natura istitutiva.
lunedì 19 ottobre 2009
venerdì 9 ottobre 2009
Commenti alla norma CEI 0-15
Ho sostenuto con validi argomenti più volte che si ha la sensazione, quasi la certezza, che alcuni costosi documenti pubblicati dal CEI siano stilati da una unica persona e che non subiscano revisione alcuna da parte di altri esperti prima delle loro pubblicazione.
Ho dovuto procurarmi e leggere per lavoro la costosa norma CEI 0-15, Manutenzione delle cabine elettriche MT/BT dei clienti finali/utenti. Nella prefazione ho notato due errori. Si sa che gli errori possono sfuggire a tutti e siamo i primi a commetterli. Per questo nel mio studio i documenti da licenziare vengono di solito sempre letti da una seconda persona, proprio per evitare che errori banali possano sfuggire. Sembra però di notare, e non è come ho già detto la prima volta, che documenti del CEI siano pubblicati senza che una seconda persona li legga e li corregga. Non può essere infatti che un tecnico di normali capacità e competenze non si avveda che nelle prime sei righe della prefazione sono presenti ben due errori.
Ecco il testo della prefazione: " La presente Norma è stata preparata per prevenire guasti nelle cabine MT/BT dei clienti/utenti finali che potrebbero essersi determinati, per carenza o assenza di adeguata manutenzione, alle apparecchiature e ai componenti dei relativi impianti elettrici ed agli edifici che li ospitano. Si premette, inoltre, che le cabine elettriche considerate nella presente Norma sono quelle costruite secondo la regola dell’arte, ovvero secondo le Norme CEI pertinenti ed in vigore all’epoca della loro costruzione."
Ecco gli errori. La ‘consecutio temporum’ del primo periodo è errata, se non inappropriata. Il secondo grave errore, in cui i normatori nella stesura di altri documenti sono già incorsi, è quello di confondere o meglio di considerare equivalente la regola d’arte alle norme CEI, quando si sa, perché la legge 186/68 esplicitamente lo dichiara, che la regola d’arte è nettamente superiore alle norme tecniche del CEI.
Un terzo errore sarebbe quello di attribuire un alone di divinità alle norme tecniche, tanto da scriverne il nome con la lettera maiuscola. Non credo che all’estero si faccia niente del genere e che ciò giovi ad acuire lo spirito critico dei tecnici, invece auspicabile.
Se ne avremo il tempo commenteremo in futuro anche altri passi della norma.
Ho dovuto procurarmi e leggere per lavoro la costosa norma CEI 0-15, Manutenzione delle cabine elettriche MT/BT dei clienti finali/utenti. Nella prefazione ho notato due errori. Si sa che gli errori possono sfuggire a tutti e siamo i primi a commetterli. Per questo nel mio studio i documenti da licenziare vengono di solito sempre letti da una seconda persona, proprio per evitare che errori banali possano sfuggire. Sembra però di notare, e non è come ho già detto la prima volta, che documenti del CEI siano pubblicati senza che una seconda persona li legga e li corregga. Non può essere infatti che un tecnico di normali capacità e competenze non si avveda che nelle prime sei righe della prefazione sono presenti ben due errori.
Ecco il testo della prefazione: " La presente Norma è stata preparata per prevenire guasti nelle cabine MT/BT dei clienti/utenti finali che potrebbero essersi determinati, per carenza o assenza di adeguata manutenzione, alle apparecchiature e ai componenti dei relativi impianti elettrici ed agli edifici che li ospitano. Si premette, inoltre, che le cabine elettriche considerate nella presente Norma sono quelle costruite secondo la regola dell’arte, ovvero secondo le Norme CEI pertinenti ed in vigore all’epoca della loro costruzione."
Ecco gli errori. La ‘consecutio temporum’ del primo periodo è errata, se non inappropriata. Il secondo grave errore, in cui i normatori nella stesura di altri documenti sono già incorsi, è quello di confondere o meglio di considerare equivalente la regola d’arte alle norme CEI, quando si sa, perché la legge 186/68 esplicitamente lo dichiara, che la regola d’arte è nettamente superiore alle norme tecniche del CEI.
Un terzo errore sarebbe quello di attribuire un alone di divinità alle norme tecniche, tanto da scriverne il nome con la lettera maiuscola. Non credo che all’estero si faccia niente del genere e che ciò giovi ad acuire lo spirito critico dei tecnici, invece auspicabile.
Se ne avremo il tempo commenteremo in futuro anche altri passi della norma.
martedì 29 settembre 2009
NUOVA NORMA CEI EN61439, CEI 17-13; QUALE CONSENSO?
Ringraziamo la Bticino per aver organizzato un importante incontro tecnico di aggiornamento a Padova il giorno 29 settembre ’09. Abbiamo ascoltato con particolare interesse la relazione dell’ing. Costantino Passera, presidente del SC17D del CEI, sui contenuti della nuova norma (di prossima pubblicazione ) EN 61439 ( CEI 17-13 ), che tratta dei quadri elettrici di bassa tensione.
A nostra precisa domanda il relatore ha cortesemente confermato che la pubblicazione ufficiale della nuova norma EN 61439 non sarà preceduta dalla pubblicazione del testo sul sito del CEI in inchiesta pubblica, come avviene di regola per le norme e per le guide non armonizzate, cioè per la tipologia di documenti destinata con il tempo a sparire.
Cade, a nostro parere, pertanto per tutti i documenti normativi, il cui recepimento avviene da un contesto europeo (CENELEC) o mondiale (IEC), almeno per noi utilizzatori della norma la possibilità, già di per sè molto compromessa, di intervenire con osservazioni, se appropriate, sulla stesura del testo definitivo.
Pur rendendoci conto delle oggettive difficoltà che si possono incontrare a gestire la prassi in maniera diversa, non possiamo non concludere che più le norme assumono valenza internazionale, nell’indifferenza generale più si perdono i requisiti di trasparenza e di consenso, sui quali si fonda l’autorità e l’autorevolezza del CEI.
A nessuno sfugge il pericolo che i documenti normativi nella loro sostanza più nascosta rispondano in futuro sempre più agli interessi delle società multinazionali che a quelli veri degli utenti.
Ritengo per concludere che sia il caso di intervenire tempestivamente, chiedendo che le procedure in vigore presso il CEI siano modificate per garantire il rispetto delle regole.
A nostra precisa domanda il relatore ha cortesemente confermato che la pubblicazione ufficiale della nuova norma EN 61439 non sarà preceduta dalla pubblicazione del testo sul sito del CEI in inchiesta pubblica, come avviene di regola per le norme e per le guide non armonizzate, cioè per la tipologia di documenti destinata con il tempo a sparire.
Cade, a nostro parere, pertanto per tutti i documenti normativi, il cui recepimento avviene da un contesto europeo (CENELEC) o mondiale (IEC), almeno per noi utilizzatori della norma la possibilità, già di per sè molto compromessa, di intervenire con osservazioni, se appropriate, sulla stesura del testo definitivo.
Pur rendendoci conto delle oggettive difficoltà che si possono incontrare a gestire la prassi in maniera diversa, non possiamo non concludere che più le norme assumono valenza internazionale, nell’indifferenza generale più si perdono i requisiti di trasparenza e di consenso, sui quali si fonda l’autorità e l’autorevolezza del CEI.
A nessuno sfugge il pericolo che i documenti normativi nella loro sostanza più nascosta rispondano in futuro sempre più agli interessi delle società multinazionali che a quelli veri degli utenti.
Ritengo per concludere che sia il caso di intervenire tempestivamente, chiedendo che le procedure in vigore presso il CEI siano modificate per garantire il rispetto delle regole.
lunedì 31 agosto 2009
UN ERRORE NELLA NORMA CEI 11-35 ? Norme CEI e regola d'arte
UN ERRORE NELLA GUIDA CEI 11-35 ?
Se ho ragione l’indicazione di una sezione pari 28 mmq, che la guida CEI 11-35, Guida all'esecuzione delle cabine elettriche d'utente, a pag. 52 della prima edizione, propone sufficiente per la tenuta al corto circuito del cavo di alimentazione di un trasformatore a valle dell’interruttore generale di una cabina di trasformazione MT/BT, può risultare invece non appropriata, quindi non a regola d’arte e anche pericolosa.
Saremmo di fronte ad un esempio di impianto progettato secondo una regola dedotta da una norma CEI vigente, ma non a regola d’arte. Infatti non è sufficiente progettare secondo le norme CEI, per definire tale attività a regola d’arte, se una dovuta e quasi banale considerazione sulle ipotesi di lavoro non consente l’applicazione della regola proposta, pur anche se da fonte autorevole.
La verifica eseguita dalla norma CEI 11-35 non tiene conto infatti che l’energia dissipata va calcolata tenendo conto anche del transitorio della corrente di guasto, il cui contributo visti i modesti tempi da considerare ( 100 ms ) e il basso valore del cosfi ( 0,1 ) della rete, che alimenta il guasto, non risulta trascurabile.
C’è da chiedersi come sia possibile che gravi errori possano trovare spazio presso importanti documenti normativi. La risposta è semplice, ma, non so perché, tutti hanno timore di darla.
Se ho ragione l’indicazione di una sezione pari 28 mmq, che la guida CEI 11-35, Guida all'esecuzione delle cabine elettriche d'utente, a pag. 52 della prima edizione, propone sufficiente per la tenuta al corto circuito del cavo di alimentazione di un trasformatore a valle dell’interruttore generale di una cabina di trasformazione MT/BT, può risultare invece non appropriata, quindi non a regola d’arte e anche pericolosa.
Saremmo di fronte ad un esempio di impianto progettato secondo una regola dedotta da una norma CEI vigente, ma non a regola d’arte. Infatti non è sufficiente progettare secondo le norme CEI, per definire tale attività a regola d’arte, se una dovuta e quasi banale considerazione sulle ipotesi di lavoro non consente l’applicazione della regola proposta, pur anche se da fonte autorevole.
La verifica eseguita dalla norma CEI 11-35 non tiene conto infatti che l’energia dissipata va calcolata tenendo conto anche del transitorio della corrente di guasto, il cui contributo visti i modesti tempi da considerare ( 100 ms ) e il basso valore del cosfi ( 0,1 ) della rete, che alimenta il guasto, non risulta trascurabile.
C’è da chiedersi come sia possibile che gravi errori possano trovare spazio presso importanti documenti normativi. La risposta è semplice, ma, non so perché, tutti hanno timore di darla.
venerdì 1 maggio 2009
PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, A CHI L'ONERE? norma CEI 64-8
Nel progetto di norma del Comitato Elettrotecnico Italiano C 999 ( norma CEI 64-8 ) si orienta il mercato a scaricare sugli utenti i costi della protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni dovute ai fulmini ( Allegato A, primo capoverso ).
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
lunedì 27 aprile 2009
INCONTRO TECNICO CON IL CONTRIBUTO DI DEHN ITALIA NORMA CEI 81-10 e VARANTE V1
Avrà luogo il pomeriggio del 21 maggio 2009 presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Padova, organizzato dal Gruppo Elettrico del Collegio degli Ingegneri di Padova un incontro tecnico sulla norma CEI 81-10 a qualche anno dalla sua pubblicazione, sulla importante corrispondente variante V1(2008 ) e sul progetto di norma CEI 64-8 relativo alla protezione contro le sovratensioni atmosferiche attualmente in inchiesta pubblica.
sabato 11 aprile 2009
NORMA CEI 64-8, PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, n. 2
Con il progetto C 999 relativo alla norma italiana CEI 64-8 presentato in inchiesta pubblica con scadenza 30 settembre 2008 nella parte 4, che tratta le prescrizioni della sicurezza, si dà corpo alla sezione, la 443, dedicata alla protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni di origine atmosferica o dovute a manovre". Esso segue la pubblicazione di un documento CENELEC HD 60364-4-443.
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
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