L’allegato A della norma presuppone che le energie siano
proporzionali alle perdite che si hanno nel circuito che alimenta ogni carico. Ma
non esiste una corrispondenza biunivoca tra energia e perdite nel circuito
corrispondente, per cui perde di significato il calcolo che la norma
inspiegabilmente propone senza presentarne ipotesi di applicazione. E’ un errore
che si può perdonare? A scuola si
insegna che ad ipotesi seguono tesi.
Pertanto abbiamo dovuto supporre, per proseguire con i
calcoli, che le energie debbano risultare proporzionali alle correnti richieste
dai carichi e abbiamo di conseguenza ipotizzato tre valori di corrente.
A questo punto chiediamo dove sta scritto che il baricentro
delle correnti, come la norma propone di calcolare, comporti il minimo valore
delle perdite di distribuzione elettrica dell’energia? Certamente c’e un legame
tra la corrente assorbita dal quadro e le perdite nel suo circuito di
alimentazione, ma che ci sia proporzionalità diretta è ben da dimostrare. In
effetti questa proporzionalità diretta non esiste o meglio può esistere solo in
casi molto particolari. Più avanti diremo quando. E’ questo un secondo errore
commesso dalla norma?. Non sono forse progettisti gli estensori della norma?
Il baricentro calcolato come da indicazioni normative ha
coordinate xB= 62,5 m e yB = 50 m. Osserviamo subito quanto segue.
1. Come
sia poca cosa questa indicazione. Non si pone in mezzo al capannone un quadro
principale senza considerare a sua volta le perdite nel suo circuito di
alimentazione ed i suoi costi[1]. Da quale parte sul limite
di proprietà si ipotizza che il distributore pubblico fornirà l’energia
elettrica? Se non si affronta tale aspetto perdono completamente di significato
le formule che la norma di derivazione IEC propone. Non si tiene conto nel
computo del ramo/circuito, che collega il quadro principale QP al trasformatore
MT/BT, dove circola la maggior corrente.
2. Osserviamo
ancora come dalle energie E, di cui la norma parla, ci siamo dovuti riferire
alle conseguenti correnti I per dare un senso più concreto ai calcoli e alle
nostre valutazioni. A determinare le perdite sono certo più le correnti che non
le energie. Partendo dalle energie assorbite annue si dovrebbe eventualmente ricorrere
alla definizione di una corrente equivalente ai fini del calcolo delle perdite
di ogni circuito dell’impianto ( argomento come già detto all’inizio trascurato)
in alternativa alla definizione più
ovvia, ma meno realistica, di una corrente da considerare costante. Possiamo per
comodità ritenere le correnti da noi assunte come “equivalenti”.
Torniamo al significato da attribuire al baricentro
calcolato. Esso identifica il punto in
pianta del capannone a contare dal quale si realizza la minor distanza media dai
quadri da alimentare, quando però le distanze siano pesate dalle rispettive
correnti assorbite. Ogni altro punto comporta un aumento di questa distanza
media. Come lo spostamento della collocazione del quadro principale da questo
punto possa comportare un aumento delle corrispondenti perdite nei circuiti a
valle è però da dimostrare, anche se ovviamente non si può non riconoscere che molto
grossolanamente l’indicazione possa risultare utile.
Dimostreremo che non è vero che il baricentro come calcolato
indica la posizione di collocamento del quadro che comporta le minori perdite
nei circuiti di alimentazione dei quadri secondari. E non di poco!
[1]
Non è in uso da noi in Italia ma
potrebbe essere prevista da una progettazione illuminata (?) la presenza della
cabina di trasformazione MT/BT in posizione interna del capannone e non a
parete come di consuetudine.