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mercoledì 28 novembre 2012
Metodi alternativi a CEI 81-10/2 per determinare l'autoprotezione
Abbiamo riportato nel post del 28 novembre 2012 del blog "Norme CEI, Commenti ed errori, di Tedeschi Giancarlo" un esempio di applicazione di regole alternative a quelle presenti nella norma CEI 81-10 allo scopo di determinare l'autoprotezione di una struttura. Nell'esempio, che abbiamo prospettato e a cui si rimanda, si dimostra che l'applicazione della norma tecnica, troppo schematizzando, può risultare punitiva per il committente e che i software disponibili vincolano i progettisti e i verificatori a soluzioni che, più spesso di quanto non si pensi, non sono le più corrette/convenienti e non indicano oggettivamente i margini di sicurezza con i quali alla fine ci si espone.
mercoledì 17 ottobre 2012
Cei 81-10, metodi alternativi per il calcolo dell'area di raccolta 1
Chiedo ai colleghi se sia possibile ad un tecnico, ad esempio incaricato di valutare il rischio di una struttura in relazione alle perdite da fulminazione ( rischio di tipo 1 ), utilizzare metodi alternati per il calcolo dell'area di raccolta dei fulmini.
A nessuno sfugge che i criteri suggeriti dalla norma sono molto grossolani, alcuni quasi inaccettabili. Vedansi i valori proposti per il coefficiente di posizione Cd, di cui al punto A.2.2 della norma CEI 81-10/2 (CEI EN 62305-2). Tale valore è necessario per calcolare l'area di raccolta dei fulmini, una volta che si tenga conto dell'effetto schermante delle strutture od alberi vicini. Nella tabella A.2 si legge che si può dimezzare l'area di raccolta convenzionale relativa ad una struttura isolata per "oggetto circondato da oggetti o alberi di altezza uguale o inferiore".
Il tecnico si chiede :
- cosa significa esattamente circondato ?
- fino a quale altezza minima degli oggetti circostanti si può applicare il valore proposto pari a 0,5 ?
A me risulta inspiegabile che nella stessa norma non si possano leggere note e/o precisazioni in merito .
Personalmente ritengo che una norma tecnica non possa e non debba essere scritta nel modo che ho richiamato ( ediz. 04 2006 ).
Nel caso in questione, che vede il tecnico abbandonato ad una indeterminatezza scandalosa, chiedo se questi possa ad esempio usare altri metodi anche non troppo sofisticati, ma certo più precisi per dare una valenza più tecnica e ragionata alle sue valutazioni.
Propongo almeno che la norma richiami tale possibilità e presenti alcuni metodi oggi disponibili.
Ad esempio un metodo era indicato in una delle prime edizioni della norma CEI sulla protezione contro i fulmini. Non era complicato e sembrava sintetizzando descrivere abbastanza bene il fenomeno della schermatura.
Se avrò un po' di tempo in un prossimo futuro, presenterò un esempio di applicazione di un criterio diverso da quello proposta nella norma CEI 81-10/2.
Ne può derivare una minor penalizzazione per le strutture e per gli utilizzatori, che non è cosa da poco.
Da scelta obbligata a scelta eventualmente volontaria.
Chiedo ai colleghi : si può fare ?
C'è qualcosa che mi sfugge riguardo alla valutazione del rischio per gli ordinari condomini che nelle città costituiscono unità autonome e non fanno parte dei centri storici, dove questi si trovano spesso tutti tra loro addossati tanto da costituire uniche grandi strutture?
A nessuno sfugge che i criteri suggeriti dalla norma sono molto grossolani, alcuni quasi inaccettabili. Vedansi i valori proposti per il coefficiente di posizione Cd, di cui al punto A.2.2 della norma CEI 81-10/2 (CEI EN 62305-2). Tale valore è necessario per calcolare l'area di raccolta dei fulmini, una volta che si tenga conto dell'effetto schermante delle strutture od alberi vicini. Nella tabella A.2 si legge che si può dimezzare l'area di raccolta convenzionale relativa ad una struttura isolata per "oggetto circondato da oggetti o alberi di altezza uguale o inferiore".
Il tecnico si chiede :
- cosa significa esattamente circondato ?
- fino a quale altezza minima degli oggetti circostanti si può applicare il valore proposto pari a 0,5 ?
A me risulta inspiegabile che nella stessa norma non si possano leggere note e/o precisazioni in merito .
Personalmente ritengo che una norma tecnica non possa e non debba essere scritta nel modo che ho richiamato ( ediz. 04 2006 ).
Nel caso in questione, che vede il tecnico abbandonato ad una indeterminatezza scandalosa, chiedo se questi possa ad esempio usare altri metodi anche non troppo sofisticati, ma certo più precisi per dare una valenza più tecnica e ragionata alle sue valutazioni.
Propongo almeno che la norma richiami tale possibilità e presenti alcuni metodi oggi disponibili.
Ad esempio un metodo era indicato in una delle prime edizioni della norma CEI sulla protezione contro i fulmini. Non era complicato e sembrava sintetizzando descrivere abbastanza bene il fenomeno della schermatura.
Se avrò un po' di tempo in un prossimo futuro, presenterò un esempio di applicazione di un criterio diverso da quello proposta nella norma CEI 81-10/2.
Ne può derivare una minor penalizzazione per le strutture e per gli utilizzatori, che non è cosa da poco.
Da scelta obbligata a scelta eventualmente volontaria.
Chiedo ai colleghi : si può fare ?
C'è qualcosa che mi sfugge riguardo alla valutazione del rischio per gli ordinari condomini che nelle città costituiscono unità autonome e non fanno parte dei centri storici, dove questi si trovano spesso tutti tra loro addossati tanto da costituire uniche grandi strutture?
venerdì 8 giugno 2012
FULMINI, a norme CEI, ma non a regola d'arte ?
Con riferimento alla valutazione del rischio per la salute e la vita delle persone derivante dalle fulminazioni dirette e indirette, resto stupefatto della situazione, in cui noi tecnici ci troviamo.
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza in Italia dei fulmini a terra da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto, molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla frequenza dei fulmini a terra in Italia aggiornati e ben più affiodabili.
Perchè tali dati non sono diffusi?
Difficilmente i dati vecchi coincideranno con i nuovi. Obbligatoria quindi la seguente domanda: perchè tra i tecnici non vengono diffusi i dati aggiornati disponibili? E grave che ciò non avvenga: o lavoriamo e viviamo in impianti non sicuri o spendiamo impropriamente risorse per difenderci.
Non mi pare una considerazione da sottovaluatare.
Cari colleghi, se ci sono dati più aggiornati, su quelli ci dovremmo basare per realizzare un impianto a regola d'arte !!
Sulla base di quanto esposto si potrebbero benissimo installare impianti realizzato a norme CEI, ma non a regola d'arte. Esiste l'impossibile. Terremoto purtroppo docet!!
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza in Italia dei fulmini a terra da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto, molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla frequenza dei fulmini a terra in Italia aggiornati e ben più affiodabili.
Perchè tali dati non sono diffusi?
Difficilmente i dati vecchi coincideranno con i nuovi. Obbligatoria quindi la seguente domanda: perchè tra i tecnici non vengono diffusi i dati aggiornati disponibili? E grave che ciò non avvenga: o lavoriamo e viviamo in impianti non sicuri o spendiamo impropriamente risorse per difenderci.
Non mi pare una considerazione da sottovaluatare.
Cari colleghi, se ci sono dati più aggiornati, su quelli ci dovremmo basare per realizzare un impianto a regola d'arte !!
Sulla base di quanto esposto si potrebbero benissimo installare impianti realizzato a norme CEI, ma non a regola d'arte. Esiste l'impossibile. Terremoto purtroppo docet!!
domenica 5 dicembre 2010
Norma CEI 81-10/2 - Un altro dubbio
Norma CEI 81-10/2- Un altro dubbio!
La norma CEI 81-10/2 prevede che se un primo edificio è collegato ad un secondo edificio con una linea elettrica ( ad esempio due capannoni costituenti la sede di una azienda ) si deve mettere in conto nella valutazione del rischio del primo edificio anche i fulmini di cui il secondo edificio può risultare vittima. La componente che valuta il rischio dovuto alle conseguenze degli incendi, oggi la più consistente, quella che decide la necessità di predisporre eventuali e costosi apprestamenti di difesa, praticamente si raddoppia se i due edifici si assomigliano.
Ci si chiede : ma le linee di BT del distributore, che alimentano le ordinarie utenze, non collegano quest’ultime tutte tra loro? Nelle nostre valutazioni come ci dobbiamo comportare ? Perché mettere in conto solo i fulmini captati dalla conduttura elettrica pubblica e non anche quelli captati dagli edifici connessi alla stessa conduttura?
C’è qualcuno che mi sa spiegare dove sbaglio?
Ricordo che l'ultimo progetto della norma CEI 64-8 che trattava dello stesso argomento e che ho avuto modo di leggere, trascurava completamente tale aspetto.
La norma CEI 81-10/2 prevede che se un primo edificio è collegato ad un secondo edificio con una linea elettrica ( ad esempio due capannoni costituenti la sede di una azienda ) si deve mettere in conto nella valutazione del rischio del primo edificio anche i fulmini di cui il secondo edificio può risultare vittima. La componente che valuta il rischio dovuto alle conseguenze degli incendi, oggi la più consistente, quella che decide la necessità di predisporre eventuali e costosi apprestamenti di difesa, praticamente si raddoppia se i due edifici si assomigliano.
Ci si chiede : ma le linee di BT del distributore, che alimentano le ordinarie utenze, non collegano quest’ultime tutte tra loro? Nelle nostre valutazioni come ci dobbiamo comportare ? Perché mettere in conto solo i fulmini captati dalla conduttura elettrica pubblica e non anche quelli captati dagli edifici connessi alla stessa conduttura?
C’è qualcuno che mi sa spiegare dove sbaglio?
Ricordo che l'ultimo progetto della norma CEI 64-8 che trattava dello stesso argomento e che ho avuto modo di leggere, trascurava completamente tale aspetto.
lunedì 2 novembre 2009
NORMA CEI 81-10/2 IMPROPONIBILE
In questo stesso "BLOG DELL'ING. TEDESCHI GIANCARLO" nei post del 9 dicembre 2008, dell'1 e del 20 novembre 2008 abbiamo affermato che l'impianto di verifica proposto dalla norma CEI 81-10/2 sulla necessità del parafulmine è inconsistente.
Informiamo gli interessati ad un eventuale approfondimento/verifica che un dettagliato articolo in proposito è stato pubblicato sul numero 14 di quest'anno della rivista Il Giornale dell'Installatore Elettrico ( Reed Business InfomationEditore - MI ). A distanza di più di un anno dalla sua stesura l'articolo forse meriterebbe da parte nostra qualche dovuto ritocco, ma la sostanza dell'approccio e i risultati sono inconfutabili !
Sollecitiamo un dibattito di approfondimento.
Informiamo gli interessati ad un eventuale approfondimento/verifica che un dettagliato articolo in proposito è stato pubblicato sul numero 14 di quest'anno della rivista Il Giornale dell'Installatore Elettrico ( Reed Business InfomationEditore - MI ). A distanza di più di un anno dalla sua stesura l'articolo forse meriterebbe da parte nostra qualche dovuto ritocco, ma la sostanza dell'approccio e i risultati sono inconfutabili !
Sollecitiamo un dibattito di approfondimento.
venerdì 1 maggio 2009
PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, A CHI L'ONERE? norma CEI 64-8
Nel progetto di norma del Comitato Elettrotecnico Italiano C 999 ( norma CEI 64-8 ) si orienta il mercato a scaricare sugli utenti i costi della protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni dovute ai fulmini ( Allegato A, primo capoverso ).
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
lunedì 27 aprile 2009
INCONTRO TECNICO CON IL CONTRIBUTO DI DEHN ITALIA NORMA CEI 81-10 e VARANTE V1
Avrà luogo il pomeriggio del 21 maggio 2009 presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Padova, organizzato dal Gruppo Elettrico del Collegio degli Ingegneri di Padova un incontro tecnico sulla norma CEI 81-10 a qualche anno dalla sua pubblicazione, sulla importante corrispondente variante V1(2008 ) e sul progetto di norma CEI 64-8 relativo alla protezione contro le sovratensioni atmosferiche attualmente in inchiesta pubblica.
sabato 11 aprile 2009
NORMA CEI 64-8, PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, n. 2
Con il progetto C 999 relativo alla norma italiana CEI 64-8 presentato in inchiesta pubblica con scadenza 30 settembre 2008 nella parte 4, che tratta le prescrizioni della sicurezza, si dà corpo alla sezione, la 443, dedicata alla protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni di origine atmosferica o dovute a manovre". Esso segue la pubblicazione di un documento CENELEC HD 60364-4-443.
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
venerdì 10 aprile 2009
NORMA CEI 64-8, PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, n. 1
Con il progetto C 999 relativo alla norma italiana CEI 64-8 presentato in inchiesta pubblica con scadenza 30 settembre 2008 nella parte 4, che tratta le prescrizioni della sicurezza, si dà corpo alla sezione, la 443, dedicata alla protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni di origine atmosferica o dovute a manovre, prima solo "allo studio". Esso segue la pubblicazione di un documento CENELEC. Il documento per la parte che tratta l’argomento delle sovratensioni sembra occuparsi solo di quelle trasmesse da un sistema di alimentazione elettrica e di quelle di manovra e non di quelle dovute a fulminazioni dirette o che accadono nelle vicinanze.
Abbiamo scorso le 25 pagine del progetto che trattano l’argomento e abbiamo ricavato l’impressione che si prospetti una netta sovrapposizione tra i suoi contenuti e quelli già presenti nella norma CEI 81-10, che ci prefiggiamo di verificare in un prossimo futuro con attenzione.
La non stampabilità del documento presentato nel sito del CEI e il breve intervallo di tempo, nel quale esso rimane a disposizione degli utenti per un eventuale esame, non promuovono certo la raccolta di commenti e di osservazioni, che a parole ci si prefigge di favorire.
Abbiamo scorso le 25 pagine del progetto che trattano l’argomento e abbiamo ricavato l’impressione che si prospetti una netta sovrapposizione tra i suoi contenuti e quelli già presenti nella norma CEI 81-10, che ci prefiggiamo di verificare in un prossimo futuro con attenzione.
La non stampabilità del documento presentato nel sito del CEI e il breve intervallo di tempo, nel quale esso rimane a disposizione degli utenti per un eventuale esame, non promuovono certo la raccolta di commenti e di osservazioni, che a parole ci si prefigge di favorire.
domenica 18 gennaio 2009
SPD, INSTALLAZIONE PERICOLOSA ? LA Norma CEI 81-10 non esaurisce il problema, n.2
Seguito del POST "SPD, INSTALLAZIONE PERICOLOSA? La norma CEI 81-10 non esaurisce il problema, n.1".
Non solo le regole di installazione degli SPD sono complicate e poco conosciute, ma anche le indicazioni che ci pervengono da fonti autorevoli possono risultare tra loro in contraddizione.
Ad esempio sul manuale di una società importante, che preferiamo non citare, solo un po' datato, abbiamo letto : "La protezione dalle sovratensioni deve essere opportunamente ripetuta sui quadri derivati, specialmente se distano dalla prima protezione più di 30-40 m".
In un prezioso testo a firma di G.B. Lo Piparo e G. Carrescia, dal titolo PROTEZIONE DALLA SOVRATENSIONI ( ediz. Tuttonormel - TO ) abbiamo letto "Le apparecchiature di bassa tensione sono sempre sottoposte ad una sovratensione almeno doppia del livello di protezione effettiva Up/f dell'SPD da cui dovrebbero essere protette, a meno che l'SPD non sia installato entro qualche metro dai morsetti dell'apparecchiatura stessa".
Siamo noi a non aver capito bene il problema?
Come si conciliano le due affermazioni tanto diverse ?
Come possiamo difenderci da tali accadimenti?
Cosa dicono le norme CEI? Cercheremo di dare una risposta appena troveremo un po' di tempo per farlo.
Non solo le regole di installazione degli SPD sono complicate e poco conosciute, ma anche le indicazioni che ci pervengono da fonti autorevoli possono risultare tra loro in contraddizione.
Ad esempio sul manuale di una società importante, che preferiamo non citare, solo un po' datato, abbiamo letto : "La protezione dalle sovratensioni deve essere opportunamente ripetuta sui quadri derivati, specialmente se distano dalla prima protezione più di 30-40 m".
In un prezioso testo a firma di G.B. Lo Piparo e G. Carrescia, dal titolo PROTEZIONE DALLA SOVRATENSIONI ( ediz. Tuttonormel - TO ) abbiamo letto "Le apparecchiature di bassa tensione sono sempre sottoposte ad una sovratensione almeno doppia del livello di protezione effettiva Up/f dell'SPD da cui dovrebbero essere protette, a meno che l'SPD non sia installato entro qualche metro dai morsetti dell'apparecchiatura stessa".
Siamo noi a non aver capito bene il problema?
Come si conciliano le due affermazioni tanto diverse ?
Come possiamo difenderci da tali accadimenti?
Cosa dicono le norme CEI? Cercheremo di dare una risposta appena troveremo un po' di tempo per farlo.
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