All'indirizzo http://tedeschigiancarlo.blogspot.it/
si riferisce del problema di cui al titolo.
Chiediamo al CEI di recepire la gravità della situazione in essere e di porvi in fretta rimedio. A ciò non si frappongono ostacoli, se non quelli derivanti dal dover ammettere di non aver voluto, dall'anno 1999 ad oggi, affrontarlo.
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mercoledì 2 dicembre 2015
lunedì 13 ottobre 2014
Nuovo testo Guida CEI 11-35, esecuzione delle cabine MT/BT, un errore ?
Un errore nel nuovo testo della Guida CEI 11-35, che tratta
della esecuzione delle cabine MT/BT ?
Non sembra in linea con il titolo della guida il fatto che
la stessa dedichi circa 63 pagine allo studio della selettività delle
protezioni nelle cabine di trasformazione MT/BT. Evidenti ragioni indicano che
fosse tutt’al più un’altra guida dedicata all’argomento specifico ad
occuparsene.
In F9, esempio 2, della guida il normatore presenta la
formula che esprime “l’andamento della corrente di guasto IkG nell’impianto di bassa
tensione in caso di funzionamento in isola” del gruppo elettrogeno da 500 kVA, che insiste
sulle stesse sbarre di BT della cabina di trasformazione.
A noi sembrerebbe risultare che la formula presentata non
sia corretta. La formula corretta dovrebbe prevedere che nel secondo membro il
termine costante da moltiplicare per il primo esponenziale ( contributo
subtransitorio ) non coincida con il valore della corrente di corto circuito subtransitoria
( IrG x 100 /X”d ), bensì con la differenza tra quest’ultimo
valore e il valore della corrente di
corto circuito transitoria (IrG
x 100 /X’d ). Analogamente il termine costante da moltiplicare per l’esponenziale
del secondo addendo sempre del secondo membro non coinciderebbe con il valore
della corrente di corto circuito transitotaria ( IrG x 100 /X’d ), come indicato nella norma, ma con la differenza
tra quest’ultimo valore e il valore
della corrente di corto circuito permanente (IrG x 100 /Xd ).
OsservazioniIl normatore, se avesse inteso utilizzare una formula semplificata, avrebbe dovuto avvertire gli utenti della guida, della circostanza ( indicandone eventualmente i limiti di validità!), ma non lo ha fatto.
In realtà non sembra trattarsi di una accettabile approssimazione. I risultati del calcolo, che utilizza la formula più precisa e ricorrente nella letteratura tecnica, indica errori del -27 %, - 21 % e -16 % del valore più attendibile/corretto rispetto a quello prospettato nella norma. Ciò rispettivamente al tempo 0,010, 0,020 e 0,030 secondi. Naturalmente le differenze possono risultare attenuate o amplificate dai valori effettivi da assegnare alle costanti di tempo e alle reattanze. Non si dice inoltre che anche le condizioni di carico, alle quali si manifesta il corto circuito influenzano il corrispondente valore della corrente di guasto.
Non si capisce perché il normatore non abbia inserito la formula esatta nel testo della norma, visto che i termini che vi compaiono non aumentano di numero e la complessità dei calcoli cresce in misura irrilevante; in ogni caso infatti si deve disporre dei tre valori di corrente ( subtransitoria, transitoria e permanente ).
Non si ricorda che il valore di corrente permanente ho poco significato pratico, in quanto in caso di corto circuito prossimo ai morsetti del generatore il sistema di regolazione intrinseco allo stesso generatore provoca un aumento artificiale del valore della corrente di guasto. Pertanto l’andamento proposto della corrente di guasto nella norma perde di significato un po’ in tutto il suo sviluppo.
Non convince nemmeno il riporto della corrente di corto circuito del generatore sul lato 20 kV ( 115 A ), di cui si dirà in altra sede. Ma nel contempo ricordiamo fin da subito che non si deve sopravalutare tale valore, in quanto non solo il sistema di utente deve eventualmente adeguarsi alle nuove maggiori sollecitazioni, ma anche il Distributore si basa su questo valore per decidere eventuali interventi di rafforzamento del suo sistema in media tensione, imponendo ulteriori costi per la connessione naturalmente con allungamento dei tempi necessari. Sono frequenti impianti di cogenerazione di dieci e più MW.
Si ricorda ancora che il sistema delle protezioni deve garantire la sicurezza anche nei riguardi delle correnti di corto circuito minime e una sopravalutazione delle stesse, di cui non si è consapevoli, può risultare pericolosa.
Ponendo il caso che le osservazioni negative sopra esposte siano fondate, si pone un ulteriore pesante interrogativo: sempre qualche esperto controlla i documenti normativi prima della loro pubblicazione ?? o questo controllo è lasciato al caso o solo alla serietà dei gruppi di lavoro?
Per quale ragione una guida che si occupa dell’esecuzione delle cabine MT/BT si occupa in dettaglio e quasi con pedanteria della selettività del sistema delle protezioni elettriche?
Non ho letto nella guida lo studio delle protezioni nel caso del funzionamento in isola dell’impianto ? Troppo difficile?
lunedì 9 giugno 2014
Guida per l’esecuzione di cabine elettriche MT/BT ... in inchiesta pubblica. Commento n. 2 al testo
Progetto C 1130, con scadenza della fase di inchiesta 24 06 2014, dal titolo“Guida per l’esecuzione di cabine elettriche MT/BT del cliente/utente finale ( ex Guida CEI 11-35)” Commento n. 2 Commento alla “Prefazione”
Nella prefazione si dice che la nuova edizione della guida viene emessa per adeguarla alla pubblicazione della norma CEI EN 61936-1 ( 2011 ), ( impianti elettrici a tensione compresa tra sopra 1000 V e il limite di 30000 V compreso) , nonché della norma CEI EN 50522 ( 2014 ) ( sui corrispondenti impianti di terra ). Però a pagina successiva la guida afferma che non si occupa dell’impianto di terra.
Si tratta di una contraddizione evidente poco piacevole, da eliminare: si promettono contenuti e appena dopo se ne ritratta la metà. Si vuole enfatizzare la necessità della nuova edizione: forse non ci dobbiamo aspettare nel nuovo testo modifiche importanti !!
Si promettono "informazionidi relative alle caratteristiche edili del locale .. " che nella passata edizione non comparivano: si badi bene che si tratta di informazioni e niente di più ! Non sarà che ci vendono pagine e pagine di scarsissimo valore in quanto a contenuto e niente di più. pagine e pagine che paghiamo molto care !! Se così fosse chi sarebbero i responsabili di una posssibile importante presa in giro degli utenti della norma ?
Sempre nella prefazione si afferma: “Si fa presente che le prescrizioni contenute nella presente Guida sono correlate a quelle riportate nelle diverse Norme di riferimento.” Non si capisce quali siano le norme di riferimento. Forse quelle appena sopra citate ? Ma se si afferma che del tema trattato dalla seconda di esse, cioè dell’impianto di terra, la guida non se ne occupa, ne rimane una sola ? Inoltre una Guida non dovrebbe imporre prescrizioni, tutt’al più può riproporre le prescrizioni della norma tecnica, richiamandole con assoluta precisione, come già detto, per non creare confusione. Il termine prescrizione è un po’ pesante da riferire alle norme tecniche che possono essere interpretate dalle condizioni al contorno. Le norme tecniche danno indicazioni, che non sempre debbono essere interpretate come un obbligo : si pensi ad esempio ad indicazioni prestazionali, che non coinvolgono direttamente la sicurezza delle persone, e che quindi possono essere anche oggetto di trasparente contrattazione.
Il passo sopra richiamato merita un chiarimento.
Si premette infine per gli utilizzatori della Guida: a) che all’interno della cabina si accede solo con l’uso di chiave o attrezzo ( indicazione già presente nella norma CEI EN 61936-1 ); un richiamo !; b) possono entravi solo persone autorizzate e addestrate e persone che sappiano soccorrere un infortunato : al sottoscritto, che da quarant’anni si occupa di impianti elettrici, ma non ha frequentato alcun corso di pronto soccorso, secondo una lettura puntuale del testo della guida risulta vietato entrare in una cabina !!!; si dovrà evitare di imporre il divieto assoluto e precisare forse anche che il pronto soccorso deve riferirsi all’infortunio elettrico ? si ritiene che già esistano disposizioni dedicate al problema del pronto soccorso, senza voler ulteriormente complicare la situazione ; c ); secondo la norma in cabina si deve sempre realizzare la protezione contro i contatti diretti della parte di MT: si tratta di una ovvietà; inoltre sembra che per la BT in cabina quasi non si debba sempre realizzarla o che al di fuori delle cabine esistano anche delle deroghe per la MT; inoltre a quale norma si riferisce ? ad una norma di rango inferiore, visto che non si usa la lettera maiuscola iniziale per citarla ? è solo una svista ? non si usa presso il CEI l’ausilio di un correttore di bozze ? precisare la norma di riferimento ! c) si afferma che per ciò che si riferisce alla BT e che non è contemplato nella norma CEI EN 61936-1, si deve guardare alla norma CEI 64-8 ( parti da 1 a 6 ); anche in questo caso si tratta, almeno in parte, invero di una ovvietà; però nel contempo si richiama la superiorità della norma europea su quella nazionale; per l’utente della norma sarebbe interessante essere informati sulla presenza di casi di conflitto; nel seguito dell’esame della norma lo scopriremo. Quest'ultima affermazione, così importante, trova riscontro anche al di fuori di questa guida, che stiamo esaminando ? Precisare !!
venerdì 2 agosto 2013
E' necessario l'uso dei differenziali nei sistemi TN a valle degli inverter
In fase di valutazione del rischio elettrico a proposito di protezione dai contatti indiretti per motori asincroni comandati e controllati da inverter in sistemi TN, si perviene in generale alla conclusione della necessità dell'utilizzo dei dispositivi di protezione differenziale.
Il problema risulta avere un grosso peso economico in molte realtà industriali. Sembrebbe altresì potersi presumere che il rischio associato alla mancanza di tali costosi dispositivi ( tipo B ed F ) di protezione non assuma l'entità che ad un primo esame gli si potrebbe attribuire.
Proponiamo un approfondimento del tema.
L'obiettivo è quello di impiegare le poche risorse disponibili, dove risultano maggiormente efficaci.
Mi impegno in un prossimo futuro ad approfondire il tema, ma aspetto anche contributi di colleghi ed esperti.
Il problema risulta avere un grosso peso economico in molte realtà industriali. Sembrebbe altresì potersi presumere che il rischio associato alla mancanza di tali costosi dispositivi ( tipo B ed F ) di protezione non assuma l'entità che ad un primo esame gli si potrebbe attribuire.
Proponiamo un approfondimento del tema.
L'obiettivo è quello di impiegare le poche risorse disponibili, dove risultano maggiormente efficaci.
Mi impegno in un prossimo futuro ad approfondire il tema, ma aspetto anche contributi di colleghi ed esperti.
martedì 8 gennaio 2013
Norma CEI 64-8, Incredibile confusione tra funzionalità e sicurezza
Leggo nell'utile informativa che ricevo periodicamente dal portale Voltimum, quanto riporto tra virgolette di seguito. L'informazione mi è stata trasmessa oggi 8 gennaio 2013. Mi chiedo quali finalità si propone l'ente Prosiel: non mi pare certo gli interessi dei cittadini, visto che tende a confondere a testa bassa e senza alcun distinguo la funzionalità di un impianto con la sua sicurezza. Non condivido l'azione di vago terrorismo che si può leggere nelle affermazioni di Prosiel, come non condivido il fatto che la norma CEI non distingua nei suoi articoli quelli che si riferiscono alla sicurezza da quelli che chiaramente non si riferiscono ad essi: confusione non da poco per i verificatori chiamati ad intervenire sull'applicazione del DLgs 81/2002 o per verificare l'esecuzione a regola d'arte degli impianti sotto il profilo della sicurezza. Appena possibile tornerò con maggiore puntualità sull'argomento."Norma CEI 64-8, niente deroghe per gli impianti elettrici non in regola | |
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venerdì 8 giugno 2012
FULMINI, a norme CEI, ma non a regola d'arte ?
Con riferimento alla valutazione del rischio per la salute e la vita delle persone derivante dalle fulminazioni dirette e indirette, resto stupefatto della situazione, in cui noi tecnici ci troviamo.
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza in Italia dei fulmini a terra da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto, molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla frequenza dei fulmini a terra in Italia aggiornati e ben più affiodabili.
Perchè tali dati non sono diffusi?
Difficilmente i dati vecchi coincideranno con i nuovi. Obbligatoria quindi la seguente domanda: perchè tra i tecnici non vengono diffusi i dati aggiornati disponibili? E grave che ciò non avvenga: o lavoriamo e viviamo in impianti non sicuri o spendiamo impropriamente risorse per difenderci.
Non mi pare una considerazione da sottovaluatare.
Cari colleghi, se ci sono dati più aggiornati, su quelli ci dovremmo basare per realizzare un impianto a regola d'arte !!
Sulla base di quanto esposto si potrebbero benissimo installare impianti realizzato a norme CEI, ma non a regola d'arte. Esiste l'impossibile. Terremoto purtroppo docet!!
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza in Italia dei fulmini a terra da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto, molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla frequenza dei fulmini a terra in Italia aggiornati e ben più affiodabili.
Perchè tali dati non sono diffusi?
Difficilmente i dati vecchi coincideranno con i nuovi. Obbligatoria quindi la seguente domanda: perchè tra i tecnici non vengono diffusi i dati aggiornati disponibili? E grave che ciò non avvenga: o lavoriamo e viviamo in impianti non sicuri o spendiamo impropriamente risorse per difenderci.
Non mi pare una considerazione da sottovaluatare.
Cari colleghi, se ci sono dati più aggiornati, su quelli ci dovremmo basare per realizzare un impianto a regola d'arte !!
Sulla base di quanto esposto si potrebbero benissimo installare impianti realizzato a norme CEI, ma non a regola d'arte. Esiste l'impossibile. Terremoto purtroppo docet!!
martedì 10 maggio 2011
Ancora sulla scelta dell’interruttore automatico a regola d’arte ( buco in CEI 64-8 )
Ancora sulla scelta dell’interruttore automatico a regola d’arte ( norma CEI 64-8 )
La norma CEI 11-28 del maggio 1993 “Guida d’applicazione per il calcolo delle correnti di cortocircuito nelle reti radiali a bassa tensione”, di cui dispongo, propone a pag. 19 il calcolo della corrente di corto circuito trifase sulle sbarre a valle di un trasformatore da 400 kVA ( TR vcc 4%, perdite 1,15 %, alimentato da un sistema a 20 kV, 1,7 km, 3 x 1 x 150 mm2 ) per mezzo di due cavi in paralleo ( 5 m, 2 x ( 2 x 240 mm2 )).
Secondo i calcoli della Guida la corrente di corto circuito sulle sbarre risulta pari a 13,78 kA. La Guida calcola anche la corrente di picco che come sappiamo dipende dal cosfi. Il progettista deve infatti verificare che l’interruttore progettato per stabilire una certa corrente di cresta sia in grado di sopportare la corrente di picco che sull’impianto in esame si può stabile. Questo aspetto di una corretta progettazione è ripreso dalla letteratura in proposito esistente, in quanto la norma richiama esplicitamente il rischio di un uso improprio e pericoloso dell’interruttore.
Quel che la norma non fa e che la lettura non richiama è che il pericolo di un uso pericoloso sussiste anche se il cosfi, con cui si esprime la corrente di corto circuito in campo è inferiore a quello per cui il potere di interruzione ( PI ) dell’interruttore è definito dal costruttore e a sua volta individuato dalla norma sugli interruttori.
Nel caso proposto dalla norma il cosfi della corrente di corto circuito sulle sbarre interessate dal guasto risulta pari 0,296, minore del valore 0,3 che la norma degli interruttori associa al potere di interruzione degli interruttori con potere di interruzione compreso tra 10 e 20 kA. Sarebbe errato pertanto scegliere nella specifica applicazione un interruttore scatolato serie B con PI pari a 16 kA. La Guida non dice che il calcolo della reattanza dei cavi BT a valle del TR è stato condotto in base ad una disposizione reciproca dei cavi in parallelo particolare solitamente non messa in opera dagli installatori. Con la posa tradizionale il cosfi risulterebbe un po’ più basso. Anche con un trasformatore a perdite ridotte il rischio aumenterebbe. A maggior ragione l’installazione dell’interruttore con PI pari a 16 kA risulterebbe in tali situazioni contestabile, in quanto potenzialmente pericolosa. Attenzione progettisti e installatori !!
Non trovate che sia impensabile ( e inaccettabile ! ) che la norma proponga l’uso di interruttori che teoricamente per prestazioni non possono essere installati nella normalità degli impianti ( vedi esempio proposto dalla norma ) e che se installati possono procurare una pesante e costosa contestazione per non aver realizzato un impianto a regola d’arte.
La norma CEI 11-28 del maggio 1993 “Guida d’applicazione per il calcolo delle correnti di cortocircuito nelle reti radiali a bassa tensione”, di cui dispongo, propone a pag. 19 il calcolo della corrente di corto circuito trifase sulle sbarre a valle di un trasformatore da 400 kVA ( TR vcc 4%, perdite 1,15 %, alimentato da un sistema a 20 kV, 1,7 km, 3 x 1 x 150 mm2 ) per mezzo di due cavi in paralleo ( 5 m, 2 x ( 2 x 240 mm2 )).
Secondo i calcoli della Guida la corrente di corto circuito sulle sbarre risulta pari a 13,78 kA. La Guida calcola anche la corrente di picco che come sappiamo dipende dal cosfi. Il progettista deve infatti verificare che l’interruttore progettato per stabilire una certa corrente di cresta sia in grado di sopportare la corrente di picco che sull’impianto in esame si può stabile. Questo aspetto di una corretta progettazione è ripreso dalla letteratura in proposito esistente, in quanto la norma richiama esplicitamente il rischio di un uso improprio e pericoloso dell’interruttore.
Quel che la norma non fa e che la lettura non richiama è che il pericolo di un uso pericoloso sussiste anche se il cosfi, con cui si esprime la corrente di corto circuito in campo è inferiore a quello per cui il potere di interruzione ( PI ) dell’interruttore è definito dal costruttore e a sua volta individuato dalla norma sugli interruttori.
Nel caso proposto dalla norma il cosfi della corrente di corto circuito sulle sbarre interessate dal guasto risulta pari 0,296, minore del valore 0,3 che la norma degli interruttori associa al potere di interruzione degli interruttori con potere di interruzione compreso tra 10 e 20 kA. Sarebbe errato pertanto scegliere nella specifica applicazione un interruttore scatolato serie B con PI pari a 16 kA. La Guida non dice che il calcolo della reattanza dei cavi BT a valle del TR è stato condotto in base ad una disposizione reciproca dei cavi in parallelo particolare solitamente non messa in opera dagli installatori. Con la posa tradizionale il cosfi risulterebbe un po’ più basso. Anche con un trasformatore a perdite ridotte il rischio aumenterebbe. A maggior ragione l’installazione dell’interruttore con PI pari a 16 kA risulterebbe in tali situazioni contestabile, in quanto potenzialmente pericolosa. Attenzione progettisti e installatori !!
Non trovate che sia impensabile ( e inaccettabile ! ) che la norma proponga l’uso di interruttori che teoricamente per prestazioni non possono essere installati nella normalità degli impianti ( vedi esempio proposto dalla norma ) e che se installati possono procurare una pesante e costosa contestazione per non aver realizzato un impianto a regola d’arte.
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norme CEI
lunedì 20 dicembre 2010
Le NORME CEI : sicurezza o prestazioni ?
Le norme CEI : sicurezza o prestazioni ?
Esprimo il mio pensiero, che da molti anni vado, a dire il vero con poca fortuna, riaffermando.
Le norme CEI sono nate per garantire soprattutto la sicurezza nell’esercizio degli impianti elettrici. Ritengo pertanto che, quando esse si allontanassero da tale ambito, lo dovrebbero dichiarare con la massima chiarezza. Non si deve assolutamente confondere, naturalmente per quanto possibile, la sicurezza degli impianti con le relative prestazioni.
Sotto questo aspetto sarei piuttosto rigido: le norme tecniche non dovrebbero proprio trattare aspetti non direttamente afferenti alla sicurezza. Sarebbe interessante approfondire gli aspetti legati a questa importante limitazione.
Purtroppo oggi sussiste una gran confusone in proposito. Essa comporta danni non sempre a pieno percepiti.
L’installatore e il progettista, nei propri ambiti sanciti dalla legge, devono poter esercitare con autonomia e autorevolezza, valutando le condizioni al contorno sempre diverse, il proprio ruolo di consulenti del cliente al fine di meglio determinare/proporre le soluzioni prestazionali, che reputa migliori. I lacci imposti dalla norma tecnica risulterebbero molto pesanti oltre che ingiustificati.
I nuovi progetti di norma del SCT64 ( norma CEI 64-8 ) C.1065 e C. 1066, che introducono un allegato ( allegato A ) sugli ambienti residenziali e corrispondenti modifiche ad alcuni articoli della norma CEI 64-8, si esprimono in tal senso.
Al di là dei contenuti particolari forse è il caso di mettere in discussione il ruolo del Comitato Elettrotecnico Italiano sotto questo particolare e significativo aspetto.
L’occasione per un approfondimento di carattere generale può essere anche il dibattito, che deve a breve presso il CEI accompagnare l’approvazione dei progetti sopra citati in scadenza il prossimo 7 gennaio 2011.
Ho fiducia che qualche esperto del SCT 64 del CEI legga queste poche righe, rifletta e ripronga chiara e puntuale la questione anche nella sede idonea.
Cosa ne pensate ? Aspetto contributi.
Esprimo il mio pensiero, che da molti anni vado, a dire il vero con poca fortuna, riaffermando.
Le norme CEI sono nate per garantire soprattutto la sicurezza nell’esercizio degli impianti elettrici. Ritengo pertanto che, quando esse si allontanassero da tale ambito, lo dovrebbero dichiarare con la massima chiarezza. Non si deve assolutamente confondere, naturalmente per quanto possibile, la sicurezza degli impianti con le relative prestazioni.
Sotto questo aspetto sarei piuttosto rigido: le norme tecniche non dovrebbero proprio trattare aspetti non direttamente afferenti alla sicurezza. Sarebbe interessante approfondire gli aspetti legati a questa importante limitazione.
Purtroppo oggi sussiste una gran confusone in proposito. Essa comporta danni non sempre a pieno percepiti.
L’installatore e il progettista, nei propri ambiti sanciti dalla legge, devono poter esercitare con autonomia e autorevolezza, valutando le condizioni al contorno sempre diverse, il proprio ruolo di consulenti del cliente al fine di meglio determinare/proporre le soluzioni prestazionali, che reputa migliori. I lacci imposti dalla norma tecnica risulterebbero molto pesanti oltre che ingiustificati.
I nuovi progetti di norma del SCT64 ( norma CEI 64-8 ) C.1065 e C. 1066, che introducono un allegato ( allegato A ) sugli ambienti residenziali e corrispondenti modifiche ad alcuni articoli della norma CEI 64-8, si esprimono in tal senso.
Al di là dei contenuti particolari forse è il caso di mettere in discussione il ruolo del Comitato Elettrotecnico Italiano sotto questo particolare e significativo aspetto.
L’occasione per un approfondimento di carattere generale può essere anche il dibattito, che deve a breve presso il CEI accompagnare l’approvazione dei progetti sopra citati in scadenza il prossimo 7 gennaio 2011.
Ho fiducia che qualche esperto del SCT 64 del CEI legga queste poche righe, rifletta e ripronga chiara e puntuale la questione anche nella sede idonea.
Cosa ne pensate ? Aspetto contributi.
domenica 7 novembre 2010
Un buco nella norma CEI 64-8. Secondo intervento.
Riprendo il punto già toccato qualche giorno fa.
Si dimostra nel contempo che se la regola d’arte non coincide necessariamente con la norma tecnica, cosa che si sapeva, vale anche l’affermazione che un impianto a norme CEI non necessariamente è a regola d’arte nel senso più pieno del suo significato, come qualche magistrato ha certo nel passato già affermato.
Da catalogo di comuni trasformatori di primaria multinazionale elettromeccanica: trasformatore 20/0,4 kV, Pn 1.250 kVA, 6 % vcc, 13.000 W perdite nel rame a 75°C, 1808 A corrente nominale al secondario. Il cosfi naturale del trasformatore risulta pari a 0,173.
La corrente di corto circuito di massima vale 30.133 kA. Una serie non molto potente di interruttori automatici scatolati per distribuzione di potenza della stessa primaria multinazionale elettromeccanica dispone di un potere di interruzione nominale limite in corto circuito Icu pari a 36 kA ( 380/415 V ), pari a quello di servizio Ics ( 100 % ). La possibilità di utilizzo di questa serie di interruttori nel quadro posto immediatamente a valle di un trasformatore uguale a quello sopra richiamato sembra legittima e anche la più economica. Un tale utilizzo ci si può legittimamente aspettare oggi da una progettazione ordinaria, che nasca da un ufficio di progettazione puro o da riferire direttamente agli installatori.
In realtà tale soluzione però non è a regola d’arte, perchè non è sicura.
Per poteri di interruzione degli interruttori superiori a 20 kA e inferiori o uguali a 50 kA, come nel caso esaminato, il fattore di potenza, cui riferirli è 0,25. Ben più alto di quello ( 0,173 ) dell’impedenza del circuito, che determina lo sfasamento della corrente di guasto a valle del trasformatore incriminato rispetto alla tensione che la determina.
Purtroppo anche l’utilizzo di un interruttore con potere di interruzione superiore o pari a 50 kA non risolve il problema. Disporremmo così forse di un impianto a norme CEI, un po’ meno insicuro, ma certo non a regola d’arte. Il cosfi di riferimento del suo potere di interruzione ( 50 kA ) risulta pari a 0,2, ancora superiore a 0,173.
Ho chiesto aiuto ad un noto costruttore di interruttori. La sua risposta nel caso specifico consiglia all’utilizzatore di chiedere al costruttore stesso di eseguire delle prove ad "hoc" per dimostrare l’idoneità degli interruttori, in quanto ovviamente non potrà mai dichiarare che gli interruttori vanno bene anche nel caso prospettato.
Non capisco come a distanza di più di dieci anni dalla mia denuncia sulla rivista AEIT della vigenza di impianti palesemente insicuri, almeno secondo i canoni del giudizio comune, rimanga sempre e solo in capo ai progettisti e agli installatori l’eventuale responsabilità di danni per uso improprio degli apparecchi, di cui abbiamo detto, anche se il caso prospettato rientra nella quasi ordinarietà dell’impiantistica che riguarda la cabine di trasformazione.
Ma siamo sicuri che al CEI e ai costruttori stia a cuore la sicurezza degli utenti degli impianti elettrici! Da persone di mondo possiamo perdonare forse i secondi, ma il CEI no ! Dobbiamo credere veramente che gli esperti del CEI non leggono la rivista dell’AEIT ? Può il CEI non rispondere per anni al suo primario dovere di dare agli operatori del settore elettrico strumenti normativi non pericolosi nel comune impiego ? Non si tratta di nuove applicazioni!
Faccio notare che sul catalogo dell’importante costruttore, che descrive le caratteristiche elettriche secondo IEC 60947-2 dei propri interruttori, non sono riuscito a leggere quale cosfi massimo debba essere associato alle classi dei poteri di interruzione proposti.
Il problema si può estendere incredibilmente pari pari anche ai quadri elettrici di potenza e alle blindosbarre. Su questo argomento le norme si sono fossilizzate su posizioni che forse avevano un riscontro positivo 30 anni fa! E’ mai possibile ! Viene il dubbio che anche a livello internazionale gli esperti del settore alla fine mediamente abbiano più a cuore la difesa di posizioni dominanti sul mercato che non la sicurezza delle persone.
Chiedo di conoscere il pensiero dei colleghi e degli installatori in proposito.
Si dimostra nel contempo che se la regola d’arte non coincide necessariamente con la norma tecnica, cosa che si sapeva, vale anche l’affermazione che un impianto a norme CEI non necessariamente è a regola d’arte nel senso più pieno del suo significato, come qualche magistrato ha certo nel passato già affermato.
Da catalogo di comuni trasformatori di primaria multinazionale elettromeccanica: trasformatore 20/0,4 kV, Pn 1.250 kVA, 6 % vcc, 13.000 W perdite nel rame a 75°C, 1808 A corrente nominale al secondario. Il cosfi naturale del trasformatore risulta pari a 0,173.
La corrente di corto circuito di massima vale 30.133 kA. Una serie non molto potente di interruttori automatici scatolati per distribuzione di potenza della stessa primaria multinazionale elettromeccanica dispone di un potere di interruzione nominale limite in corto circuito Icu pari a 36 kA ( 380/415 V ), pari a quello di servizio Ics ( 100 % ). La possibilità di utilizzo di questa serie di interruttori nel quadro posto immediatamente a valle di un trasformatore uguale a quello sopra richiamato sembra legittima e anche la più economica. Un tale utilizzo ci si può legittimamente aspettare oggi da una progettazione ordinaria, che nasca da un ufficio di progettazione puro o da riferire direttamente agli installatori.
In realtà tale soluzione però non è a regola d’arte, perchè non è sicura.
Per poteri di interruzione degli interruttori superiori a 20 kA e inferiori o uguali a 50 kA, come nel caso esaminato, il fattore di potenza, cui riferirli è 0,25. Ben più alto di quello ( 0,173 ) dell’impedenza del circuito, che determina lo sfasamento della corrente di guasto a valle del trasformatore incriminato rispetto alla tensione che la determina.
Purtroppo anche l’utilizzo di un interruttore con potere di interruzione superiore o pari a 50 kA non risolve il problema. Disporremmo così forse di un impianto a norme CEI, un po’ meno insicuro, ma certo non a regola d’arte. Il cosfi di riferimento del suo potere di interruzione ( 50 kA ) risulta pari a 0,2, ancora superiore a 0,173.
Ho chiesto aiuto ad un noto costruttore di interruttori. La sua risposta nel caso specifico consiglia all’utilizzatore di chiedere al costruttore stesso di eseguire delle prove ad "hoc" per dimostrare l’idoneità degli interruttori, in quanto ovviamente non potrà mai dichiarare che gli interruttori vanno bene anche nel caso prospettato.
Non capisco come a distanza di più di dieci anni dalla mia denuncia sulla rivista AEIT della vigenza di impianti palesemente insicuri, almeno secondo i canoni del giudizio comune, rimanga sempre e solo in capo ai progettisti e agli installatori l’eventuale responsabilità di danni per uso improprio degli apparecchi, di cui abbiamo detto, anche se il caso prospettato rientra nella quasi ordinarietà dell’impiantistica che riguarda la cabine di trasformazione.
Ma siamo sicuri che al CEI e ai costruttori stia a cuore la sicurezza degli utenti degli impianti elettrici! Da persone di mondo possiamo perdonare forse i secondi, ma il CEI no ! Dobbiamo credere veramente che gli esperti del CEI non leggono la rivista dell’AEIT ? Può il CEI non rispondere per anni al suo primario dovere di dare agli operatori del settore elettrico strumenti normativi non pericolosi nel comune impiego ? Non si tratta di nuove applicazioni!
Faccio notare che sul catalogo dell’importante costruttore, che descrive le caratteristiche elettriche secondo IEC 60947-2 dei propri interruttori, non sono riuscito a leggere quale cosfi massimo debba essere associato alle classi dei poteri di interruzione proposti.
Il problema si può estendere incredibilmente pari pari anche ai quadri elettrici di potenza e alle blindosbarre. Su questo argomento le norme si sono fossilizzate su posizioni che forse avevano un riscontro positivo 30 anni fa! E’ mai possibile ! Viene il dubbio che anche a livello internazionale gli esperti del settore alla fine mediamente abbiano più a cuore la difesa di posizioni dominanti sul mercato che non la sicurezza delle persone.
Chiedo di conoscere il pensiero dei colleghi e degli installatori in proposito.
lunedì 10 maggio 2010
Le nuove Norme CEI 61439 ( AS e ANS )
Sono di recente pubblicazione le norme CEI 61439, pronte a sostituire lenorme CEI 60439.
Sembra abbandonata finalmente la distinzione tra quadri AS e ANS, costituenti un fondamento della norma oggi in sostituzione, che avevamo, nella pagine della rivista Progetto Elettrico della Casa Editrice Bema, criticato tanti anno or sono, dandone secodo il nostro punto di vista ampia giustificazione.
La regola d'arte sembra cambiare e sembra presentare delle discontinuità nelle sue regole.
Non è così ? Sono le norme tecniche a presentare delle discontinuità ?
Sembra abbandonata finalmente la distinzione tra quadri AS e ANS, costituenti un fondamento della norma oggi in sostituzione, che avevamo, nella pagine della rivista Progetto Elettrico della Casa Editrice Bema, criticato tanti anno or sono, dandone secodo il nostro punto di vista ampia giustificazione.
La regola d'arte sembra cambiare e sembra presentare delle discontinuità nelle sue regole.
Non è così ? Sono le norme tecniche a presentare delle discontinuità ?
giovedì 17 dicembre 2009
Le norme CEI e la sicurezza delle persone e delle cose
Nelle norme CEI troviamo indistintamente le prescrizioni relative alla sicurezza delle persone insieme a quelle relative alla conservazione dei beni, alle prestazioni e alla funzionalità degli impianti elettrici e dei componenti elettrici.
Il mancato rispetto dei contenuti delle norme CEI è soggetto pertanto a ben diverse valutazioni a seconda dei disposti non osservati. Tale mancato rispetto delle norme CEI non si configura pertanto sempre con la presenza di inadeguati apprestamenti di difesa della salute delle persone, come invece spesso più o meno consapevolmente si lascia intendere. Questo aspetto non è tenuto in debito conto ogniqualvolta si esamina /controlla un impianto elettrico o una apparecchiatura elettrica. Ad un tale comportamento possono conseguire importanti errori di valutazione in termini di attribuzione di responsabilità e di obblighi, in quanto si può attribuire valenza di sicurezza ad aspetti che invece ad essa non sono direttamente legati, ma attengono invece alle prestazioni, alla funzionalità, alla convenienza, cioè a caratteristiche riferibili di massima alle clausole contrattuali dei rapporti.
Si chiede pertanto ai competenti organi statali di invitare il Comitato Elettrotecnico Italiano a distinguere nei documenti pubblicati e da pubblicare quali articoli/disposti riguardano la sicurezza e quanti invece ad altri aspetti.
Il mancato rispetto dei contenuti delle norme CEI è soggetto pertanto a ben diverse valutazioni a seconda dei disposti non osservati. Tale mancato rispetto delle norme CEI non si configura pertanto sempre con la presenza di inadeguati apprestamenti di difesa della salute delle persone, come invece spesso più o meno consapevolmente si lascia intendere. Questo aspetto non è tenuto in debito conto ogniqualvolta si esamina /controlla un impianto elettrico o una apparecchiatura elettrica. Ad un tale comportamento possono conseguire importanti errori di valutazione in termini di attribuzione di responsabilità e di obblighi, in quanto si può attribuire valenza di sicurezza ad aspetti che invece ad essa non sono direttamente legati, ma attengono invece alle prestazioni, alla funzionalità, alla convenienza, cioè a caratteristiche riferibili di massima alle clausole contrattuali dei rapporti.
Si chiede pertanto ai competenti organi statali di invitare il Comitato Elettrotecnico Italiano a distinguere nei documenti pubblicati e da pubblicare quali articoli/disposti riguardano la sicurezza e quanti invece ad altri aspetti.
lunedì 2 novembre 2009
NORMA CEI 81-10/2 IMPROPONIBILE
In questo stesso "BLOG DELL'ING. TEDESCHI GIANCARLO" nei post del 9 dicembre 2008, dell'1 e del 20 novembre 2008 abbiamo affermato che l'impianto di verifica proposto dalla norma CEI 81-10/2 sulla necessità del parafulmine è inconsistente.
Informiamo gli interessati ad un eventuale approfondimento/verifica che un dettagliato articolo in proposito è stato pubblicato sul numero 14 di quest'anno della rivista Il Giornale dell'Installatore Elettrico ( Reed Business InfomationEditore - MI ). A distanza di più di un anno dalla sua stesura l'articolo forse meriterebbe da parte nostra qualche dovuto ritocco, ma la sostanza dell'approccio e i risultati sono inconfutabili !
Sollecitiamo un dibattito di approfondimento.
Informiamo gli interessati ad un eventuale approfondimento/verifica che un dettagliato articolo in proposito è stato pubblicato sul numero 14 di quest'anno della rivista Il Giornale dell'Installatore Elettrico ( Reed Business InfomationEditore - MI ). A distanza di più di un anno dalla sua stesura l'articolo forse meriterebbe da parte nostra qualche dovuto ritocco, ma la sostanza dell'approccio e i risultati sono inconfutabili !
Sollecitiamo un dibattito di approfondimento.
lunedì 19 ottobre 2009
GUIDA CEI 17-97/1 - Selettività delle protezioni. Quale consenso?
GUIDA CEI 17-97/1 – Selettività delle protezioni. Quale consenso ?
Già nel 2008 è avvenuta la pubblicazione della Guida CEI 17-97/1 per la scelta delle protezioni contro il cortocircuito negli impianti industriali a bassa tensione a partire dalle caratteristiche nominali di cortocircuito. Oggi viene posto in inchiesta pubblica il testo originale inglese della parte seconda, che tratta la selettivita' nelle condizioni di sovracorrente tra dispositivi di apparecchiature di manovra e di comando a bassa tensione. Come già la prima parte, anche la seconda parte riprende le definizioni dei termini applicabili. Questa inoltre fornisce esempi di verifica della selettivita' con lo scopo di : a) evitare distacchi di alimentazione non dovuti a cattiva progettazione con costi impropri; indicare soluzioni piu' economiche di ridotta selettivita', quando giustificato.
Abbiamo colto con molto interesse il passo compiuto dal CEI di voler proporre in inchiesta pubblica il nuovo documento non per un mese, come forse dovuto, ma per ben due mesi. Infatti così ho letto:
"Visto l'interesse con cui era stato accolto il progetto in inchiesta pubblica della parte prima, che aveva ricevuto interessanti osservazioni poi recepite nella pubblicazione ufficiale CEI, anche questa parte seconda rimane disponibile sul sito CEI per un periodo di due mesi, in modo che ne sia possibile la lettura dal maggior numero possibile di interessati."
Mentre ci complimentiamo con il CEI per la felice iniziativa, non possiamo non ricordare che se veramente il CEI avesse a cuore o meglio volesse dimostrare di avere a cuore il contributo di un commento del maggior numero possibile di interessati ad un licenziamento partecipato del testo definitivo della guida, lo stesso si dovrebbe sforzare : a) di presentare al pubblico nazionale il testo tradotto in italiano, b) di consentire agli interessati ad un commento di stampare i documenti, in quanto a tutti sicuramente non possono sfuggire le difficoltà che si incontrano ad intervenire con delle note a margine sui documenti disponibili solo a video.
Solo un simile atteggiamento del CEI testimonierebbe una sua vera apertura al consenso e alla trasparenza nella conduzione del processo di sintesi dei contenuti normativi, rispondendo così alla sua natura istitutiva.
Già nel 2008 è avvenuta la pubblicazione della Guida CEI 17-97/1 per la scelta delle protezioni contro il cortocircuito negli impianti industriali a bassa tensione a partire dalle caratteristiche nominali di cortocircuito. Oggi viene posto in inchiesta pubblica il testo originale inglese della parte seconda, che tratta la selettivita' nelle condizioni di sovracorrente tra dispositivi di apparecchiature di manovra e di comando a bassa tensione. Come già la prima parte, anche la seconda parte riprende le definizioni dei termini applicabili. Questa inoltre fornisce esempi di verifica della selettivita' con lo scopo di : a) evitare distacchi di alimentazione non dovuti a cattiva progettazione con costi impropri; indicare soluzioni piu' economiche di ridotta selettivita', quando giustificato.
Abbiamo colto con molto interesse il passo compiuto dal CEI di voler proporre in inchiesta pubblica il nuovo documento non per un mese, come forse dovuto, ma per ben due mesi. Infatti così ho letto:
"Visto l'interesse con cui era stato accolto il progetto in inchiesta pubblica della parte prima, che aveva ricevuto interessanti osservazioni poi recepite nella pubblicazione ufficiale CEI, anche questa parte seconda rimane disponibile sul sito CEI per un periodo di due mesi, in modo che ne sia possibile la lettura dal maggior numero possibile di interessati."
Mentre ci complimentiamo con il CEI per la felice iniziativa, non possiamo non ricordare che se veramente il CEI avesse a cuore o meglio volesse dimostrare di avere a cuore il contributo di un commento del maggior numero possibile di interessati ad un licenziamento partecipato del testo definitivo della guida, lo stesso si dovrebbe sforzare : a) di presentare al pubblico nazionale il testo tradotto in italiano, b) di consentire agli interessati ad un commento di stampare i documenti, in quanto a tutti sicuramente non possono sfuggire le difficoltà che si incontrano ad intervenire con delle note a margine sui documenti disponibili solo a video.
Solo un simile atteggiamento del CEI testimonierebbe una sua vera apertura al consenso e alla trasparenza nella conduzione del processo di sintesi dei contenuti normativi, rispondendo così alla sua natura istitutiva.
martedì 29 settembre 2009
NUOVA NORMA CEI EN61439, CEI 17-13; QUALE CONSENSO?
Ringraziamo la Bticino per aver organizzato un importante incontro tecnico di aggiornamento a Padova il giorno 29 settembre ’09. Abbiamo ascoltato con particolare interesse la relazione dell’ing. Costantino Passera, presidente del SC17D del CEI, sui contenuti della nuova norma (di prossima pubblicazione ) EN 61439 ( CEI 17-13 ), che tratta dei quadri elettrici di bassa tensione.
A nostra precisa domanda il relatore ha cortesemente confermato che la pubblicazione ufficiale della nuova norma EN 61439 non sarà preceduta dalla pubblicazione del testo sul sito del CEI in inchiesta pubblica, come avviene di regola per le norme e per le guide non armonizzate, cioè per la tipologia di documenti destinata con il tempo a sparire.
Cade, a nostro parere, pertanto per tutti i documenti normativi, il cui recepimento avviene da un contesto europeo (CENELEC) o mondiale (IEC), almeno per noi utilizzatori della norma la possibilità, già di per sè molto compromessa, di intervenire con osservazioni, se appropriate, sulla stesura del testo definitivo.
Pur rendendoci conto delle oggettive difficoltà che si possono incontrare a gestire la prassi in maniera diversa, non possiamo non concludere che più le norme assumono valenza internazionale, nell’indifferenza generale più si perdono i requisiti di trasparenza e di consenso, sui quali si fonda l’autorità e l’autorevolezza del CEI.
A nessuno sfugge il pericolo che i documenti normativi nella loro sostanza più nascosta rispondano in futuro sempre più agli interessi delle società multinazionali che a quelli veri degli utenti.
Ritengo per concludere che sia il caso di intervenire tempestivamente, chiedendo che le procedure in vigore presso il CEI siano modificate per garantire il rispetto delle regole.
A nostra precisa domanda il relatore ha cortesemente confermato che la pubblicazione ufficiale della nuova norma EN 61439 non sarà preceduta dalla pubblicazione del testo sul sito del CEI in inchiesta pubblica, come avviene di regola per le norme e per le guide non armonizzate, cioè per la tipologia di documenti destinata con il tempo a sparire.
Cade, a nostro parere, pertanto per tutti i documenti normativi, il cui recepimento avviene da un contesto europeo (CENELEC) o mondiale (IEC), almeno per noi utilizzatori della norma la possibilità, già di per sè molto compromessa, di intervenire con osservazioni, se appropriate, sulla stesura del testo definitivo.
Pur rendendoci conto delle oggettive difficoltà che si possono incontrare a gestire la prassi in maniera diversa, non possiamo non concludere che più le norme assumono valenza internazionale, nell’indifferenza generale più si perdono i requisiti di trasparenza e di consenso, sui quali si fonda l’autorità e l’autorevolezza del CEI.
A nessuno sfugge il pericolo che i documenti normativi nella loro sostanza più nascosta rispondano in futuro sempre più agli interessi delle società multinazionali che a quelli veri degli utenti.
Ritengo per concludere che sia il caso di intervenire tempestivamente, chiedendo che le procedure in vigore presso il CEI siano modificate per garantire il rispetto delle regole.
venerdì 1 maggio 2009
PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, A CHI L'ONERE? norma CEI 64-8
Nel progetto di norma del Comitato Elettrotecnico Italiano C 999 ( norma CEI 64-8 ) si orienta il mercato a scaricare sugli utenti i costi della protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni dovute ai fulmini ( Allegato A, primo capoverso ).
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
Qualche anno fa l’Enel fu condannata presso un tribunale della nostra repubblica per non aver adeguatamente protetto dai fulmini la linea di alimentazione di una utenza, che per tal motivo fu vittima di un incendio.
Domanda: ma chi le fa le norme tecniche, forse l’Enel ?
lunedì 27 aprile 2009
INCONTRO TECNICO CON IL CONTRIBUTO DI DEHN ITALIA NORMA CEI 81-10 e VARANTE V1
Avrà luogo il pomeriggio del 21 maggio 2009 presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Padova, organizzato dal Gruppo Elettrico del Collegio degli Ingegneri di Padova un incontro tecnico sulla norma CEI 81-10 a qualche anno dalla sua pubblicazione, sulla importante corrispondente variante V1(2008 ) e sul progetto di norma CEI 64-8 relativo alla protezione contro le sovratensioni atmosferiche attualmente in inchiesta pubblica.
sabato 11 aprile 2009
NORMA CEI 64-8, PROTEZIONE CONTRO LE SOVRATENSIONI, n. 2
Con il progetto C 999 relativo alla norma italiana CEI 64-8 presentato in inchiesta pubblica con scadenza 30 settembre 2008 nella parte 4, che tratta le prescrizioni della sicurezza, si dà corpo alla sezione, la 443, dedicata alla protezione degli impianti elettrici contro le sovratensioni di origine atmosferica o dovute a manovre". Esso segue la pubblicazione di un documento CENELEC HD 60364-4-443.
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
Le nuove disposizioni si occupano praticamente solo delle sovratensioni transitorie trasmesse dal sistema di alimentazione elettrica.
Ad una prima lettura si nota con un certo sconcerto che, mentre la norma CEI 81-10 considera come utile ai fini di trasferire sovratensioni pericolose all’impianto in esame il tratto di linea esterna fino "al primo nodo" che si incontra, la nuova norma ( CEI 64-8 ) non richiama più questa precisazione e rimanda ad un nuovo criterio la determinazione della necessità di dover provvedere o meno all’installazione della protezione, cioè degli SPD. Il nuovo criterio è definito "convenzionale" e relativo "al caso peggiore".
La situazione a nostro avviso si sta complicando moltissimo e comincia a sfuggire di mano il senso di quanto si va a prescrivere, che già con la norma vigente CEI 81-10 appariva spesso poco chiaro. Certamente tanti sono i dubbi e le domande che il nuovo testo suggerisce. Nell’immediato si chiede come mai è sparito il richiamo alla presenza del "primo nodo" della linea di alimentazione a limitare la valutazione del rischio?
venerdì 27 febbraio 2009
GUIDA CEI 31-35, nuova Variante all'applicazione della norma CEI EN 60079-10, quanto si cerca il consenso?
Non pare proprio che il CEI, Comitato Elettrtecnico Italiano, voglia facilitare il compito dei volenterosi interessati ad esprimere il proprio parere sui contenuti delle modifiche che si intende apportare al documento già in vigore: Guida all'applicazione della norma CEI EN 60079-10 ( CEI 31-30 ). Classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di gas, vapori e nebbie infiammabili.
Possibile che non ci si renda conto che le scritte a caratteri cubitali "Progetto in inchiesta pubblica" inserite in numero di ben tre per ogni pagina, si sovrappongono al testo del documento rendendolo di non immediata lettura se non, qualche volta, di dubbia lettura, e non aiutano certo lo studioso o comunque il curioso a concentrarsi sul preciso significato di quanto legge e di quanto deve giudicare.
Non basta inserire la scritta una sola volta senza limitare la possibilità di leggere agevolmente il testo da studiare?
Quanto osservo dimostra che al CEI poco importa il consenso di cui ama tanto vantarsi.
Spero in un pronto ravvedimento .
Possibile che non ci si renda conto che le scritte a caratteri cubitali "Progetto in inchiesta pubblica" inserite in numero di ben tre per ogni pagina, si sovrappongono al testo del documento rendendolo di non immediata lettura se non, qualche volta, di dubbia lettura, e non aiutano certo lo studioso o comunque il curioso a concentrarsi sul preciso significato di quanto legge e di quanto deve giudicare.
Non basta inserire la scritta una sola volta senza limitare la possibilità di leggere agevolmente il testo da studiare?
Quanto osservo dimostra che al CEI poco importa il consenso di cui ama tanto vantarsi.
Spero in un pronto ravvedimento .
domenica 18 gennaio 2009
SPD, INSTALLAZIONE PERICOLOSA ? LA Norma CEI 81-10 non esaurisce il problema, n.2
Seguito del POST "SPD, INSTALLAZIONE PERICOLOSA? La norma CEI 81-10 non esaurisce il problema, n.1".
Non solo le regole di installazione degli SPD sono complicate e poco conosciute, ma anche le indicazioni che ci pervengono da fonti autorevoli possono risultare tra loro in contraddizione.
Ad esempio sul manuale di una società importante, che preferiamo non citare, solo un po' datato, abbiamo letto : "La protezione dalle sovratensioni deve essere opportunamente ripetuta sui quadri derivati, specialmente se distano dalla prima protezione più di 30-40 m".
In un prezioso testo a firma di G.B. Lo Piparo e G. Carrescia, dal titolo PROTEZIONE DALLA SOVRATENSIONI ( ediz. Tuttonormel - TO ) abbiamo letto "Le apparecchiature di bassa tensione sono sempre sottoposte ad una sovratensione almeno doppia del livello di protezione effettiva Up/f dell'SPD da cui dovrebbero essere protette, a meno che l'SPD non sia installato entro qualche metro dai morsetti dell'apparecchiatura stessa".
Siamo noi a non aver capito bene il problema?
Come si conciliano le due affermazioni tanto diverse ?
Come possiamo difenderci da tali accadimenti?
Cosa dicono le norme CEI? Cercheremo di dare una risposta appena troveremo un po' di tempo per farlo.
Non solo le regole di installazione degli SPD sono complicate e poco conosciute, ma anche le indicazioni che ci pervengono da fonti autorevoli possono risultare tra loro in contraddizione.
Ad esempio sul manuale di una società importante, che preferiamo non citare, solo un po' datato, abbiamo letto : "La protezione dalle sovratensioni deve essere opportunamente ripetuta sui quadri derivati, specialmente se distano dalla prima protezione più di 30-40 m".
In un prezioso testo a firma di G.B. Lo Piparo e G. Carrescia, dal titolo PROTEZIONE DALLA SOVRATENSIONI ( ediz. Tuttonormel - TO ) abbiamo letto "Le apparecchiature di bassa tensione sono sempre sottoposte ad una sovratensione almeno doppia del livello di protezione effettiva Up/f dell'SPD da cui dovrebbero essere protette, a meno che l'SPD non sia installato entro qualche metro dai morsetti dell'apparecchiatura stessa".
Siamo noi a non aver capito bene il problema?
Come si conciliano le due affermazioni tanto diverse ?
Come possiamo difenderci da tali accadimenti?
Cosa dicono le norme CEI? Cercheremo di dare una risposta appena troveremo un po' di tempo per farlo.
mercoledì 14 gennaio 2009
Cavi H07RN-F o LSOH nei tendoni per sagre. REGOLA D'ARTE O NORME CEI ?
Premesso che per luoghi molto simili a quelli di cui si tratta si richiede l'uso di cavi LSOH, cioè rispondenti alle norme CEI 20-22 ( NPI ) e CEI 20-37 ( a bassissima emissione di ….. ), quando non si è in presenza di sistemi di rivelazione incendi, pur tuttavia per la specifica applicazione descritta mi sembra che l'utilizzo del cavo H07RN-F possa essere tollerata, in quanto anche se non proprio rispondente al dettato della norma vigente, potrebbe rispondere alla regola d'arte.
Il progettista potrebbe a mio avviso tener conto infatti di tutte le condizioni al contorno che definiscono il rischio. Tra queste ne elenco alcune di significative:
la scarsa quantità in gioco di materiale combustibile ( il cavo );
la caratteristica della conduttura costituita da un solo cavo; è sufficiente pertanto la caratteristica di autoestinguenza;
la rispondenza del cavo H07RN-F alla norma CEI 20-35, quindi è autoestinguente;
le qualità speciali del cavo H07RN-F : presenza di ottime caratteristiche meccaniche in relazione all'uso che ne viene fatto ( montaggio e rimontaggio ), come di resistenza all'acqua e all'umidità.
Ritengo che rientri nella discrezionalità del progettista, ritenendolo opportuno dopo aver considerato con attenzione le effettive condizioni di utilizzo e al contorno, dichiarare idoneo l'utilizzo del cavo H07RN-F per la specifica applicazione.
Rientra sempre nella discrezionalità del progettista rendere note analiticamente le ragioni della sua scelta. Sarà cura del progettista descrivere tutte le considerazioni svolte a giustificazione della sua scelta per iscritto in un documento riservato ( una sorta di "fascicolo tecnico" da riferire al progetto ) da esibire obbligatoriamente solo in caso di contestazione ufficiale.
Applicando la regola d'arte a maggior ragione il progettista deve invece chiaramente indicare le eventuali limitazioni d'uso.
Aspettiamo osservazioni.
Il progettista potrebbe a mio avviso tener conto infatti di tutte le condizioni al contorno che definiscono il rischio. Tra queste ne elenco alcune di significative:
la scarsa quantità in gioco di materiale combustibile ( il cavo );
la caratteristica della conduttura costituita da un solo cavo; è sufficiente pertanto la caratteristica di autoestinguenza;
la rispondenza del cavo H07RN-F alla norma CEI 20-35, quindi è autoestinguente;
le qualità speciali del cavo H07RN-F : presenza di ottime caratteristiche meccaniche in relazione all'uso che ne viene fatto ( montaggio e rimontaggio ), come di resistenza all'acqua e all'umidità.
Ritengo che rientri nella discrezionalità del progettista, ritenendolo opportuno dopo aver considerato con attenzione le effettive condizioni di utilizzo e al contorno, dichiarare idoneo l'utilizzo del cavo H07RN-F per la specifica applicazione.
Rientra sempre nella discrezionalità del progettista rendere note analiticamente le ragioni della sua scelta. Sarà cura del progettista descrivere tutte le considerazioni svolte a giustificazione della sua scelta per iscritto in un documento riservato ( una sorta di "fascicolo tecnico" da riferire al progetto ) da esibire obbligatoriamente solo in caso di contestazione ufficiale.
Applicando la regola d'arte a maggior ragione il progettista deve invece chiaramente indicare le eventuali limitazioni d'uso.
Aspettiamo osservazioni.
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