domenica 8 giugno 2014

Guida per l'esecuzione delle cabine MT/BT ... in inchiesta pubblica. Commento n. 1


Progetto C 1130, con scadenza della fase di inchiesta 24 06 2014, dal titolo“Guida per l’esecuzione di cabine elettriche MT/BT del cliente/utente finale ( ex Guida CEI 11-35)”

Oggetto e scopo

Il primo pensiero indica l’oggetto di interesse, cioè le cabine MT/BT, e i limiti della potenza in esse installata, per la validità della  Guida.  Nel titolo la limitazione o un cenno alla limitazione non compare. Suggeriamo di indicare tali limiti anche nel titolo.

I limiti di validità inoltre non sembrano chiari. Se sono previsti 4 trasformatori di potenza, la Guida si applica ? Tre trasformatori di pari potenza complessiva potrebbero funzionare in parallelo e se come spesso accade presentano una vcc del 4% anziche del 6 % presentano una corrente di corto circuito in grado di far scattare le protezioni del distributore. Si possono chiarire meglio i limiti di cui si tratta?

Circa le prescrizioni richiamate della norma CEI 0-16 a mio parere dovrebbe trattarsi con maggior precisione di correnti di corto circuito che non di correnti di guasto. Propongo di puntualizzare meglio.

Nella nota 1 si afferma che la  norma CEI 0-16 prevale sulla CEI EN 61936-1, quando si manifestino contraddizioni. Si ritiene che questa affermazione di superiorità non trovi luogo solo nella guida. Trattandosi di una guida e non di una norma a sentenziare la situazione non risulta chiara. Si prega di controllare che questa superiorità viene ribadita anche nel testo di una norma.


Lo scopo dichiarato della Guida è dare indicazioni per il progetto e la costruzione delle cabine di trasformazione. Ciò in conformità alle norme CEI.

A mio avviso si tratta quindi di una ripetizione. Le ripetizioni sono spesso dannose, perché creano solo confusione. Cio' si è già più volte dimostrato. Ciò se non si ripetono identicamente le stesse parole del testo normativo. E’ sempre stato così ! Se invece il testo della norma non è chiaro, è questo che deve essere modificato! Eliminare le guide CEI ufficiali: creano confusione e ulteriori vincoli ad essere generosi.

Si aggiunge in seconda battuta che lo scopo è anche quello di offrire chiarimenti e indirizzare nelle scelte dell’impiantistica dell’Utente.
Controlleremo nel corso del nostro esame quanto ciò sia attuato, in quale misura e con quale grado di soddisfazione a mio parere del lettore della guida. Non sono convinto che si raccolga alla fine un risultato positivo sotto l’aspetto richiamato. Lo valuteremo più avanti nel corso del nostro esame.


Si badi bene che i termini norma, guida e utente sono riportati con la lettera iniziale maiuscola. Non condividiamo questo dettaglio, per motivi facilmente intuibili che però in questa sede non ripetiamo. Suggeriamo l’uso della lettera iniziale minuscola.


Si afferma che la Guida si basa su due norme : la Norma EN 61936-1 e la CEI 0-16.
Ci si chiede perché non si usi per la norma EN anche la classificazione nazionale. Usarla.


Si afferma che la guida non tratta dell’impianto di terra. Per esso valgono un’altra guida e un’altra norma di riferimento:  la CEI 11-37 e la Norma EN 61936-2. Si afferma che essa non tratta delle verifiche obbligatorie e della manutenzione: cita le norme a cui si deve guardare per questi aspetti : CEI EN 50110-1, CEI 11-27 e CEI 0-15 e CEI 0-10. Le prime due riguardano più ampiamente i “lavori elettrici” e le seconde due la manutenzione delle cabine elettriche e la manutenzione degli impianti di BT.  Diversi anni fa ho studiato con attenzione la prima delle seconde, trovandola molto poco utile per chi dovesse veramente operare come manutentore delle cabine ( si richiamavano quasi esclusivamente ovvietà ). Non conosco la seconda delle seconde : spero che la situazione sia migliorata, ma temo anche che il giudizio già espresso sia confermato : aspetto i giudizi di chi la conosce. Manca, almeno mi pare, nel testo della guida un elenco delle norme citate con i relativi titoli.

venerdì 2 agosto 2013

E' necessario l'uso dei differenziali nei sistemi TN a valle degli inverter

In fase di valutazione del rischio elettrico a proposito di protezione dai contatti indiretti per motori asincroni comandati e controllati da inverter in sistemi TN, si perviene in generale alla conclusione della necessità dell'utilizzo dei dispositivi di protezione differenziale.
Il problema risulta avere un grosso peso economico in molte realtà industriali. Sembrebbe altresì potersi presumere che il rischio associato alla mancanza di tali costosi dispositivi ( tipo B ed F ) di protezione non assuma l'entità che ad un primo esame gli si potrebbe attribuire.
Proponiamo un approfondimento del tema.
L'obiettivo è quello di impiegare le poche  risorse disponibili, dove risultano maggiormente efficaci.
Mi impegno in un prossimo futuro ad approfondire il tema, ma aspetto anche contributi di colleghi ed esperti.

martedì 8 gennaio 2013

Norma CEI 64-8, Incredibile confusione tra funzionalità e sicurezza

Leggo nell'utile informativa che ricevo periodicamente dal portale Voltimum, quanto riporto tra virgolette di seguito.  L'informazione mi è stata trasmessa oggi 8 gennaio 2013. Mi chiedo quali finalità si propone l'ente Prosiel: non mi pare certo gli interessi dei cittadini, visto che tende a confondere a testa bassa e senza alcun distinguo la funzionalità di un impianto con la sua sicurezza. Non condivido l'azione di vago terrorismo che si può leggere nelle affermazioni di Prosiel, come non condivido il fatto che la norma CEI non distingua nei suoi articoli quelli che si riferiscono alla sicurezza da quelli che chiaramente non si riferiscono ad essi: confusione non da poco per i verificatori chiamati ad intervenire sull'applicazione del DLgs 81/2002 o per verificare l'esecuzione a regola d'arte degli impianti sotto il profilo della sicurezza. Appena possibile tornerò con maggiore puntualità sull'argomento.

"Norma CEI 64-8, niente deroghe per gli impianti elettrici non in regola

Importanti chiarimenti sulle interpretazioni della Norma CEI 64-8, principale riferimento per gli impianti elettrici negli ambienti domestici. In particolare l’associazione per la promozione della sicurezza elettrica, Prosiel, ha ribadito la sua posizione di intransigenza sulla possibilità di derogare alla vigente legislazione in materia di impianti elettrici per ambienti domestici e alle relative norme tecniche  

Nel dettaglio, gli esperti di Prosiel mettono in guardia: “l’applicazione solo in parte della norma CEI 64-8, da parte dell’installatore, e su richiesta specifica del cliente, compromette la sicurezza dell’impianto elettrico”.
Nel mese di settembre 2012 è entrata in vigore la nuova variante alla norma CEI 64-8, norma, come sopra ricordato, di riferimento per gli impianti elettrici.
La variante alla norma CEI 64-8 adotta una classificazione degli impianti elettrici in tre livelli, con regole da applicarsi agli impianti di unità immobiliari a uso residenziale.
Questa classificazione descrive ciò che gli utenti potranno scegliere nel momento in cui, rivolgendosi a un installatore di impianti elettrici, decidano di installare un nuovo impianto oppure di rinnovarlo.
L’utente finale potrà d’ora in poi chiedere all’installatore che la realizzazione dell’impianto elettrico sia di livello 1, 2 o 3, dove il livello 1 individua la configurazione minima che dovrà avere un impianto perché possa essere considerato a norma. I livelli superiori 2 e 3 aumentano le prestazioni dell’impianto e quindi la sua fruibilità che si adegua alle necessità degli utenti e alla morfologia dell’habitat.
Due, quindi, le opzioni per l’installatore elettrico: applicare la vigente norma tecnica e, in tal caso, beneficiare della presunzione di conformità alla regola dell’arte; oppure, effettuare lui stesso un’analisi dei rischi dell’impianto, documentando puntualmente nella dichiarazione di conformità le soluzioni tecniche individuate e applicate per azzerare tali rischi.
Ricordiamo che l’impianto elettrico deve essere realizzato a regola d’arte e che gli installatori per legge sono i soggetti responsabili della corretta esecuzione degli impianti, senza che sia possibile scaricare le loro responsabilità sui clienti, sulla base di accordi o patti con i clienti medesimi, trattandosi di responsabilità poste a tutela dell’utente finale."

mercoledì 28 novembre 2012

Metodi alternativi a CEI 81-10/2 per determinare l'autoprotezione

Abbiamo riportato nel post del 28 novembre 2012 del blog "Norme CEI, Commenti ed errori, di Tedeschi Giancarlo" un esempio di applicazione di regole alternative a quelle presenti nella norma CEI 81-10  allo scopo di determinare l'autoprotezione di una struttura. Nell'esempio, che abbiamo prospettato e a cui si rimanda, si dimostra che l'applicazione della norma tecnica, troppo schematizzando, può risultare punitiva per il committente e che i software disponibili vincolano i progettisti e i verificatori a soluzioni che, più spesso di quanto non si pensi, non sono le più corrette/convenienti e non indicano oggettivamente i margini di sicurezza con i quali alla fine ci si espone.

giovedì 18 ottobre 2012

Norma CEI EN 61439, CEI 17-13, guasto con arco pericoloso e trascurato

Ho ricevuto da amici dalla Spagna il link che qui richiamo :  http://youtu.be/qKcPomZCXJw .
Le immagini sono impressionanti.
Ho pensato che alcuni aspetti legati al fenomeno rappresentato nelle immagini sono poco considerati nel nostro ambiente : manovre, manutenzione, approfondimenti su riviste e normativa tecnica.
Negli anni passati ho scritto un articolo sul calcolo delle correnti di guasto con arco a terra in bassa tensione, che non mi pare abbia avuto seguito. Se non erro il mio articolo è apparso sulla rivista Progetto Elettrico, forse allora diretta dal collega ing. L. Maccapanni. Qualche indicazione in qualche misura legata alle conseguenze del calcolo (  mi pare di ricordare ) è stata pubblicata sulla autorevole rivista Tuttonormel ( direttore prof. Vito Carrescia ) a firma dell'ing. Mitolo, che lavora/lavorava presso uno studio di progettazione negli Stati Uniti.
Il calcolo delle correnti di guasto con arco costituisce un passo importante e necessario per una corretta valutazione dell'entità delle potenze/energie in gioco e per la scelta avveduta delle caratteristiche dell'abbigliamento da usarsi dagli addetti.
Auspico che il CEI, le riviste e i costruttori promuovano iniziative volte a dare rilievo al fenomeno sopra richiamato e un po' troppo trascurato.

mercoledì 17 ottobre 2012

Cei 81-10, metodi alternativi per il calcolo dell'area di raccolta 1

Chiedo ai colleghi se sia possibile ad un tecnico, ad esempio incaricato di valutare il rischio di una struttura in relazione alle perdite da fulminazione ( rischio di tipo 1 ),  utilizzare metodi alternati per il calcolo dell'area di raccolta dei fulmini.
A nessuno sfugge che i criteri suggeriti dalla norma sono molto grossolani, alcuni quasi inaccettabili. Vedansi i valori proposti per il coefficiente di posizione Cd, di cui al punto A.2.2  della norma CEI 81-10/2 (CEI EN 62305-2). Tale valore è necessario per calcolare l'area di raccolta dei fulmini, una volta che si tenga conto dell'effetto schermante delle strutture od alberi vicini. Nella tabella A.2 si legge che si può dimezzare l'area di raccolta convenzionale relativa ad una struttura isolata per "oggetto circondato  da oggetti o alberi di altezza uguale o inferiore".
Il tecnico si chiede :
- cosa significa esattamente circondato ?
- fino a quale altezza minima degli oggetti circostanti si può applicare il valore proposto pari a 0,5 ?
A me risulta inspiegabile che nella stessa norma non si possano leggere note e/o precisazioni in merito .
Personalmente ritengo che una norma tecnica non possa e non debba essere scritta nel modo che ho richiamato ( ediz. 04  2006 ).
Nel caso in questione, che vede il tecnico abbandonato ad una indeterminatezza scandalosa, chiedo se questi possa ad esempio usare altri metodi anche non troppo sofisticati, ma certo più precisi per dare una valenza più tecnica e ragionata alle sue valutazioni.
Propongo almeno che la norma richiami tale possibilità e presenti alcuni metodi oggi disponibili.
Ad esempio un metodo era indicato in una delle prime edizioni della norma CEI sulla protezione contro i fulmini. Non era complicato e sembrava sintetizzando descrivere abbastanza bene il fenomeno della schermatura.
Se avrò un po' di tempo in un prossimo futuro, presenterò  un esempio di applicazione di un criterio diverso da quello proposta nella norma CEI 81-10/2.
Ne può derivare una minor penalizzazione per le strutture e per gli utilizzatori, che non è cosa da poco.
Da scelta obbligata a scelta eventualmente volontaria.
Chiedo ai colleghi : si può fare ?
C'è qualcosa che mi sfugge riguardo alla valutazione del rischio per gli ordinari condomini che nelle città costituiscono unità autonome e non fanno parte dei centri storici, dove questi si trovano spesso tutti tra loro addossati tanto da costituire uniche grandi strutture?

venerdì 8 giugno 2012

FULMINI, a norme CEI, ma non a regola d'arte ?

Con riferimento alla valutazione del rischio per la salute e la vita delle persone derivante dalle fulminazioni dirette e indirette, resto stupefatto della situazione, in cui noi tecnici ci troviamo.
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza in Italia dei fulmini a terra da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto, molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla frequenza dei fulmini a terra in Italia  aggiornati e ben più affiodabili.
Perchè tali dati non sono diffusi?
Difficilmente i dati vecchi coincideranno con i nuovi. Obbligatoria quindi la seguente domanda: perchè tra i tecnici non vengono diffusi i dati aggiornati disponibili? E  grave che ciò non avvenga: o lavoriamo e viviamo in impianti non sicuri o spendiamo impropriamente risorse per difenderci.
Non mi pare una considerazione da sottovaluatare.
Cari colleghi, se ci sono dati più aggiornati, su quelli ci dovremmo basare per realizzare un impianto a regola d'arte !!
Sulla base di quanto esposto si potrebbero benissimo installare impianti realizzato a norme CEI, ma non a regola d'arte. Esiste l'impossibile.  Terremoto purtroppo docet!!