lunedì 4 aprile 2011

Coesistenza di cavi solari e di energia. Quale portata?

Capita di dover esaminare impianti, in cui nella stessa canala chiusa coesistono cavi di energia ( ad es. FG7 ) e cavi solari.
Il problema che si pone per il dimensionamento di simili condutture non è di facile soluzione, per le condizioni al contorno tutte speciali che in genere sussistono. I cavi infatti sono proposti nei cataloghi con portate riferite a temperature ambiente e di funzionamento molto diverse. 30°C e 90°C per l'isolante G7 come temperatura ambiente e temperatura di funzionamento, 60°C e 120°C per i cavi solari: temperature molto, molto diverse !!
Per quanto mi risulta la Guida CEI 82-25 non ci è d'aiuto, come purtroppo spesso capita. Non mi pare infatti che in essa ci sia anche un solo cenno al problema ( non dico alla soluzione !! ). Nel progettare e collaudare gli impianti ce la dobbiamo quindi cavare da soli, applicando la regola d'arte.
Quali regole dobbiamo seguire? A me sembra di intravedere il sussistere di qualche difficoltà/novità.
Speriamo che anche gli esperti del settore leggendoci ci vengano in aiuto presto.
Aspettiamo contributi.

sabato 12 marzo 2011

Un errore nella Norma CEI 64-8 ? Sulla scelta del potere di interruzione.


Prosegue nella rubrica Elettricoplus, che ringrazio per l’ospitalità, e nei miei blog la battaglia a favore di una maggior sicurezza degli impianti elettrici e a favore della professionalità e competenza dei colleghi progettisti liberi professionisti e dipendenti degli uffici tecnici delle imprese installatrici.
La Schneider Electric pubblicava e forse lo fa ancora una preziosissima Guida al Sistema Bassa Tensione, dalla quale ho tratto la pagina, che propongo in allegato alla Vs. attenzione. In essa per i trasformatori a perdite normali, a perdite ridotte e per quelli in resina sono riportati valori della resistenza a 75°C di corto circuito e della impedenza equivalente di corto circuito sempre a 75°. Chiedo ai colleghi di calcolare i corrispondenti cosfi di corto circuito, con la semplice divisione che lo consente ( dividendo la resistenza per la corrispondente impedenza ).
Si troverà che quasi tutti i valori calcolati sono inferiori a quelli per cui sono abilitati gli interruttori automatici che presentano un potere di interruzione considerato fino ad oggi adeguato all’impiego a valle del trasformatore preso in considerazione.
Pertanto se la il collegamento in cavo tra trasformatore e quadro principale di distribuzione non produce una diminuzione del valore della corrente di corto circuito e/o un incremento di cosfi tale ( molto poco probabile la prima e poco probabile il secondo ) da rendere idoneo l’interruttore, possiamo affermare che di default tutti gli impianti non sono sicuri.
Cosa fare ? Continuiamo a navigare in acque insicure ?
I costruttori di apparecchi di interruzione non dovrebbero oggi adeguarsi alla nuova realtà?
Perché il Comitato Elettrotecnico Italiano, che dovrebbe garantire chiari riferimenti per la sicurezza, non si esprime al riguardo? Basterebbe al momento inserire nella norma un nuovo articolo, il cui contenuto di massima potrebbe essere il seguente: il potere di interruzione degli interruttori automatici deve essere appropriato in riferimento al cosfi della corrente di corto circuito presunta e al cosfi minimo, al quale il potere di interruzione degli interruttori automatici è garantito dal costruttore.
Perché da anni non si agisce? Il problema è forse che dovremmo dichiarare insicuri, come sono ufficialmente, la maggior parte delle sezioni importanti degli impianti fino ad oggi realizzati? Non si sa come uscirne? Anche considerando il fatto che la mia prima segnalazione ufficiale nella rivista AEIT risale a molti anni fa ( n° febbraio 1999 )??
Aspetto contributi e segnalazioni.

venerdì 11 febbraio 2011

Norma CEI 82-25, 2010-09 - Un grave errore

All'art. 14.1 della norma CEI 82-25, dedicato ai "Materiali e alle apparecchiature" nel paragrafo "Verifiche tecnico funzionali sui componenti" si afferma : "I materiali e le apparecchiature utilizzati devono essere realizzati e costruiti a regola d'arte, ovvero secondo le Norme CEI, ai sensi della Legge 1 marzo 1968."
Delude a 40 e più anni dalla pubblicazione della legge 1 marzo 1968 osservare che tutti gli esperti normatori del CT 82 ritengono ancora la regola d'arte equivalente ai contenuti delle norme CEI, il che non è assolutamente vero.
Che errori simili si possano cogliere in documenti nazionali quasi ufficiali, la dice lunga sulla grande attenzione critica con cui ad essi noi tutti sempre dovremmo guardare.
Già scrivere nei documenti tecnici Norma, Guida con la lettera iniziale maiuscola, come si continua a fare, contribuisce purtroppo a diseducare i giovani tecnici: non c'è niente di divino o di così autorevole nelle guide e nelle norme da giustificarlo.
I giovani tecnici devono confrontarsi criticamente con le norme : una ottima palestra per avvicinarsi e comprendere cosa sia la regola d'arte, che la legge pone giustamente al di sopra di tutte le norme tecniche.
Chiediamo agli esperti del CEI di rimediare in fretta al grosso errore.

sabato 5 febbraio 2011

Guida CEI 82-25, sett. 2010 - Esame critico - Grado di vuoto

Ho intenzione di iniziare nei miei blog una lettura critica del testo della guida CEI 82-25 ( impianti fotovoltaici ), che per ragioni di lavoro dovrò in futuro conoscere in maniera molto più approfondita. Si tratta di una attività che ho già svolto per una parte della guida CEI sugli impianti di terra trattati dalla guida CEI 64-12(se non ricordo male ) con risultati per me sorprendenti e deludenti. Oltre che soprattutto commentare gli aspetti tecnici dei contenuti della guida CEI 82-25, mi sforzerò di determinarne "il grado di vuoto". Con tale indice che dovrebbe a mio avviso essere a disposizione dell'utente consumatore, che vuole spendere al meglio i suoi soldi, intendo il complemento a 1 del rapporto tra il numero di righe del testo del documento che esprimono cose necessarie, interessanti, nuove, degne di attenzione in quanto di approfondimento ben condotto e il numero di righe totali. Si evidenzierà in tal modo quanto di scontato, banale e non immediatamente riconducibile all'oggetto dichiarato della guida viene offerto al lettore.
Vorremmo insomma diventare utenti più consapevoli della norma tecnica e cercare di condizionare/orientare il CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, ad offrirci un prodotto meno costoso e più utile. I risultati nella seconda parte dell'obiettivo descritto dipendono dall'interesse di tutti voi, cari colleghi, per l'iniziativa.
A presto! Naturalmente sarei lieto di ricevere contributi.

giovedì 6 gennaio 2011

Satto intempestivo dei relè differenziali in MT /2

A proposito di quanto proposto qualche giorno fa e richiamato nel titolo, abbiamo eseguito delle prove e verificato che può essere fuorviante credere che nei sistemi trifasi una corrente omopolare si manifesti in un circuito solo quando il ritorno della stessa corrente omopolare al centro stella del trasformatore possa attuarsi attraverso il quarto filo ( neutro ) o attraverso i conduttori di protezione o anche attraverso il terreno, e in presenza contestualmente di uno squilibrio delle impedenze di carico, come di guasti.
Infatti si è verificato con il calcolo che nel parallelo di due rami di un sistema trifase senza neutro, se le impedenze delle due vie in parallelo costituiscono due terne tra loro diverse anche solo per le loro parti reattive, ad esempio per una diversa disposizione reciproca tra le fasi e/o per una diversa distanza tra le fasi, ogni ramo si vede interessato da una corrente omopolare significativa ( in grado di far scattare un relè differenziale tarato a qualche ampere ). La corrente omopolare ( il vettore 3Io ), che interessa un ramo, risulta uguale e opposta a quella che circola nel secondo ramo. Si è ipotizzata la stessa terna simmetrica di correnti in ingresso e in uscita dal parallelo. Nessuna componente omopolare né in ingresso, né in uscita dal parallelo.
Lo studio sviluppato si adatta molto bene al caso di una cabina MT/BT alimentata con due condutture distinte a partire da una cabina di consegna. Facilmente intuibile sotto il profilo esaminato il comportamento di un anello di MT che da una cabina di consegna alimenta più cabine MT/BT.
Ritengo l’osservazione interessante, in quanto non avevo mai letto nei testi di impianti elettrici dell’eventualità che una componente omopolare di corrente si potesse stabilire anche non in presenza di guasto in una conduttura e che il “quarto filo” si ritrovasse nel ramo in parallelo. Ciò vale per un ramo nei confronti dell’altro e viceversa.
L’intensità della corrente omopolare può essere in qualche misura calcolata.
Una posa attenta dei cavi unipolari MT può evitare l’intervento dei dispositivi differenziali.
Anche l’utilizzo di cavi tripolari evita l’intervento dei dispositivi differenziali.
Progetti accurati possono eliminare pesantissime interruzioni nell’alimentazione di stabilimenti produttivi sensibili.
Auspichiamo che la Guida CEI 11-35 si occupi in futuro anche di questi importanti aspetti.

venerdì 31 dicembre 2010

Scatto intempestivo dei relè differenziali in MT/1

Spesso in una rete di MT di utente ordinariamente gestita in radiale, ma chiudibile in anello, per eseguire la manutenzione delle apparecchiature di MT e contemporaneamente per non interrompere l’alimentazione a certi carichi, che non tollerano interruzioni, pena costi di decine di migliaia di euro, si pensa di chiudere temporaneamente l’anello di MT per poter successivamente isolare la cabina o la parte di impianto, sulla quale si deve intervenire.
Ebbene qualcuno avrà notato come, in occasione di tale manovra, possa capitare che si manifesti lo scatto in genere contemporaneo di entrambi gli interruttori automatici di MT, che alimentano i due rami dell’anello in uscita dalla cabina di consegna. Ciò a causa dell’intervento dei rispettivi relè differenziali, di cui gli stessi devono essere equipaggiati, affinché il guaio si manifesti.
E’ interessante capire le modalità e le circostanze che determinano tale grave inconveniente, per poterlo dominare. La Norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) n. 11-35/1996, Guida all'esecuzione delle cabine elettriche d'utente, non tratta l'argomento.
Mentre stiamo lavorando per dare al problema una risposta abbastanza precisa, si chiede se qualcuno dei lettori ha osservazioni in merito da proporre

lunedì 20 dicembre 2010

Le NORME CEI : sicurezza o prestazioni ?

Le norme CEI : sicurezza o prestazioni ?
Esprimo il mio pensiero, che da molti anni vado, a dire il vero con poca fortuna, riaffermando.
Le norme CEI sono nate per garantire soprattutto la sicurezza nell’esercizio degli impianti elettrici. Ritengo pertanto che, quando esse si allontanassero da tale ambito, lo dovrebbero dichiarare con la massima chiarezza. Non si deve assolutamente confondere, naturalmente per quanto possibile, la sicurezza degli impianti con le relative prestazioni.
Sotto questo aspetto sarei piuttosto rigido: le norme tecniche non dovrebbero proprio trattare aspetti non direttamente afferenti alla sicurezza. Sarebbe interessante approfondire gli aspetti legati a questa importante limitazione.
Purtroppo oggi sussiste una gran confusone in proposito. Essa comporta danni non sempre a pieno percepiti.
L’installatore e il progettista, nei propri ambiti sanciti dalla legge, devono poter esercitare con autonomia e autorevolezza, valutando le condizioni al contorno sempre diverse, il proprio ruolo di consulenti del cliente al fine di meglio determinare/proporre le soluzioni prestazionali, che reputa migliori. I lacci imposti dalla norma tecnica risulterebbero molto pesanti oltre che ingiustificati.
I nuovi progetti di norma del SCT64 ( norma CEI 64-8 ) C.1065 e C. 1066, che introducono un allegato ( allegato A ) sugli ambienti residenziali e corrispondenti modifiche ad alcuni articoli della norma CEI 64-8, si esprimono in tal senso.
Al di là dei contenuti particolari forse è il caso di mettere in discussione il ruolo del Comitato Elettrotecnico Italiano sotto questo particolare e significativo aspetto.
L’occasione per un approfondimento di carattere generale può essere anche il dibattito, che deve a breve presso il CEI accompagnare l’approvazione dei progetti sopra citati in scadenza il prossimo 7 gennaio 2011.
Ho fiducia che qualche esperto del SCT 64 del CEI legga queste poche righe, rifletta e ripronga chiara e puntuale la questione anche nella sede idonea.
Cosa ne pensate ? Aspetto contributi.