Quante canale metalliche chiuse portacavi sono state installate sulle coperture degli edifici e dei capannoni industriali per trasferire l'energia prodotta dai generatori fotovoltaici alla rete utilizzatrice!
Per una applicazione così frequente sono rimasto stupito di quanto poco la norma tecnica sia di aiuto al progettista di impianti elettrici. Il caso che la canala risulti esposta al sole mi risulta poco, niente trattato dalla letteratura più facilmente raggiungibile.
Mi chiedo che considerazioni/indicazioni i progettisti abbiano fino ad oggi posto/seguito nella loro attività e come mai non sia stata ancora manifestata da parte loro l'esigenza di chiedere al Comitato Elettrotecnico Italiana una risposta che potesse offrire quelle garanzie per un ufficiale riconoscimento di applicazione della di regola d'arte da tutti tanto invocato.
Forse da qualche parte si trova una proposta che affronti quantitativamente il problema del dimensionamento termico dei cavi posati in canala chiusa esposta al sole?
Chiedo aiuto ai colleghi e al Comitato Elettrotecnico Italiano.
In ogni caso si dovrà tornare sull'argomento e qualche osservazione mi permetterò di porla io stesso.
martedì 20 dicembre 2011
domenica 4 dicembre 2011
Un progetto di norma CEI è un libro verde?
Un progetto di norma CEI intende proporre all'esame presso le università, i ricercatori, i costruttori, le imprese, le categorie presenti nella società civile le prescrizioni e le raccomandazioni che il CEI intende adottare nell'esecuzione degli impianti elettrici, delle apparecchiature, degli apparecchi e dei componenti. Si intende con ciò aprire un dibattito, a cui tutti sono vivamente invitati a partecipare. Un po' come un LIBRO VERDE.
Ci si chiede perchè i progetti di norma CEI non sono stampabili, mentre al contrario i Libri verdi lo sono ? Questo stato di fatto rivela una contraddizione in termini: si chiede la partecipazione attiva di tutti, ma non si creano praticamente le condizioni per consentirla.
Si può migliorare questa situazione?
domenica 20 novembre 2011
OBBLIGO di applicazione delle NORME CEI, norme di sicurezza ? di prestazioni ?
Spesso come consulenti tecnici dei tribunali ci viene chiesto di valutare se gli impianti elettrici sotto osservazione sono o non sono sicuri.
Il criterio usualmente utilizzato dai consulenti nominati è quello di confrontare le caratteristiche degli impianti con quelle previste dalle leggi, dai regolamenti e dalle norme tecniche applicabili.
Si da il caso che le norme tecniche prescrivano molte disposizioni e che anche tra tutte queste esse non distinguano quelle che sono più o meno direttamente attinenti alla sicurezza piuttosto che alle prestazioni.
Pertanto una non stretta/completa rispondenza a norme tecniche applicabili non corrisponde necessariamente ad un impianto insicuro.
Contrariamente a quanto avviene, riteniamo che i normatori per fornire indicazioni chiare e di facile uso agli utenti delle norme stesse dovrebbero sempre ben distinguere quali siano le disposizioni che si riferiscono alla sicurezza e quali invece alle prestazioni. Con ciò ( voglio semplificare ! ) indicando quali disposizioni siano sempre e comunque obbligatoriamente da osservare e quali possono invece doversi eventualmente riferire a condizionamenti contrattuali. Ad esempio la parte dell'ultima variante alla norma CEI 64-8, che tratta delle dotazioni elettriche degli appartamenti, non sembra avere alcuna valenza diretta ai fini di garantire la sicurezza degli impianti e di conseguenza pare del tutto possibile senza conseguenze la sua inosservanza. Ciò con l'accordo tra le parti o forse anche senza.
Vorrei sentire il pensiero dei colleghi in proposito.
Il criterio usualmente utilizzato dai consulenti nominati è quello di confrontare le caratteristiche degli impianti con quelle previste dalle leggi, dai regolamenti e dalle norme tecniche applicabili.
Si da il caso che le norme tecniche prescrivano molte disposizioni e che anche tra tutte queste esse non distinguano quelle che sono più o meno direttamente attinenti alla sicurezza piuttosto che alle prestazioni.
Pertanto una non stretta/completa rispondenza a norme tecniche applicabili non corrisponde necessariamente ad un impianto insicuro.
Contrariamente a quanto avviene, riteniamo che i normatori per fornire indicazioni chiare e di facile uso agli utenti delle norme stesse dovrebbero sempre ben distinguere quali siano le disposizioni che si riferiscono alla sicurezza e quali invece alle prestazioni. Con ciò ( voglio semplificare ! ) indicando quali disposizioni siano sempre e comunque obbligatoriamente da osservare e quali possono invece doversi eventualmente riferire a condizionamenti contrattuali. Ad esempio la parte dell'ultima variante alla norma CEI 64-8, che tratta delle dotazioni elettriche degli appartamenti, non sembra avere alcuna valenza diretta ai fini di garantire la sicurezza degli impianti e di conseguenza pare del tutto possibile senza conseguenze la sua inosservanza. Ciò con l'accordo tra le parti o forse anche senza.
Vorrei sentire il pensiero dei colleghi in proposito.
domenica 18 settembre 2011
La CEI 81-10 e "il cono di protezione" - Quale protezione?
Leggo purtroppo tra le notizie di oggi che una persona è morta ieri a Bergamo colpita da un fulmine.
Leggo ancora: "era riverso a terra, nei pressi di una panchina di legno, posta tra due alberi, non respirava".
Dobbiamo registrare che abbiamo avuto un decesso su 40.000 fulmini caduti ieri: 2,5 morti su 100.000 fulmini.
Sarebbe il caso di capire meglio cosa è successo: colpito direttamente o colpito da una scarica laterale del fulmine che ha interessato uno degli alberi e che l'ha ulteriormente allontanato o più improbabilmente interessato da una tensione di passo pericolosa creata dal passaggio della corrente di fulmine nel terreno ??
Cosa effettivamente è accaduto? La panchina stava praticamente sotto gli alberi? Gli alberi non dovevano raccogliere i fulmini che potevano interessare l'area circostante ?
Quello che la norma chiama un cono di protezione, quanto lo è effettivamente ? Quanto mai impropria risulta in questa occasione tale dizione.
Leggo ancora: "era riverso a terra, nei pressi di una panchina di legno, posta tra due alberi, non respirava".
Dobbiamo registrare che abbiamo avuto un decesso su 40.000 fulmini caduti ieri: 2,5 morti su 100.000 fulmini.
Sarebbe il caso di capire meglio cosa è successo: colpito direttamente o colpito da una scarica laterale del fulmine che ha interessato uno degli alberi e che l'ha ulteriormente allontanato o più improbabilmente interessato da una tensione di passo pericolosa creata dal passaggio della corrente di fulmine nel terreno ??
Cosa effettivamente è accaduto? La panchina stava praticamente sotto gli alberi? Gli alberi non dovevano raccogliere i fulmini che potevano interessare l'area circostante ?
Quello che la norma chiama un cono di protezione, quanto lo è effettivamente ? Quanto mai impropria risulta in questa occasione tale dizione.
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lunedì 18 luglio 2011
Corrente di corto circuito a valle di UPS ( CEI 64-8 e CEI EN 60204 )
Nelle industrie ( trafile, bobinatrici, CED, ….. ) spesso, quando non si tollerano interruzioni anche brevi sulle macchine da alimentare, si utilizzano UPS.
Non mi pare che le norme tecniche, in particolare la CEI 64-8 e la CEI EN 60204, Equipaggiamento elettrico delle macchine, parte 1: regole generali, che si rivolgono ai progettisti e agli installatori degli impianti utilizzatori, siano di grande aiuto nel definire le condizioni da rispettare per garantire la sicurezza degli operatori in tali impianti per quanto riguarda i contatti indiretti e le sovracorrenti.
Ad esempio, in un luogo a maggior rischio in caso di incendio, come si possono calcolare le correnti minime di corto circuito nell’impianto per verificare la tempestività di intervento delle protezioni. Non conosco una norma che indirizzi nel merito.
Sin tratta a mio avviso di un problema ricorrente. Possibile che la norma CEI 64-8 o comunque le norme in generale non lo prendano in seria considerazione?
Un altro buco normativo in materia di sicurezza di non modesto impatto sociale?
Qualcuno può orientarmi sulla soluzione del/i problema/i?
Non mi pare che le norme tecniche, in particolare la CEI 64-8 e la CEI EN 60204, Equipaggiamento elettrico delle macchine, parte 1: regole generali, che si rivolgono ai progettisti e agli installatori degli impianti utilizzatori, siano di grande aiuto nel definire le condizioni da rispettare per garantire la sicurezza degli operatori in tali impianti per quanto riguarda i contatti indiretti e le sovracorrenti.
Ad esempio, in un luogo a maggior rischio in caso di incendio, come si possono calcolare le correnti minime di corto circuito nell’impianto per verificare la tempestività di intervento delle protezioni. Non conosco una norma che indirizzi nel merito.
Sin tratta a mio avviso di un problema ricorrente. Possibile che la norma CEI 64-8 o comunque le norme in generale non lo prendano in seria considerazione?
Un altro buco normativo in materia di sicurezza di non modesto impatto sociale?
Qualcuno può orientarmi sulla soluzione del/i problema/i?
lunedì 11 luglio 2011
La protezione dai contatti indiretti negli impianti fotovoltaici
La protezione dai contatti indiretti negli impianti fotovoltaici
Si suppone che il generatore PV sia costituito da componenti in classe II. Solo l’inverter sia in classe I. In tal caso, che mi sembra il più diffuso, mi chiedo, ai fini di realizzare un impianto “sicuro”, se sia effettivamente necessario mettere a terra le strutture metalliche di supporto ai moduli e le cornici dei moduli stessi, per consentire il monitoraggio dell’isolamento del generatore PV ( sistema IT ), come una certa prassi sembra richiedere.
Si sa che collegare o non collegare a terra una parte conduttrice ( massa estranea ? ) comporta sempre qualche differenza, che influisce sulla sicurezza e sulle conseguenti responsabilità. Nel caso specifico la regola generale chiaramente lo vieta, ma altre considerazioni invece non altrettanto chiare ( in prossimità del mare !!) lo richiedono.
Ho consultato la norma CEI 64-8, Sez. 712 e la norma CEI 82-25, punto 9.1, Le protezioni contro gli shok elettrici, ma non ho trovato la soluzione.
Nel caso presentato come ci dobbiamo comportare ? Possibile che la Guida CEI 82-25 e la norma CEI 64-8 non abbiano preso in considerazione la gestione di un sistema IT, applicato al caso specifico di sezioni di impianti PV in corrente continua in classe II. Ma allora a cosa serve una guida o una norma? Se gli esperti oltre al glossario particolare mi confermano solo banalmente che devo mettere a terra le cornici dei moduli di classe I, che nessuno , almeno credo, oggi costruisce in tale modo di protezione, e non considerano invece l'interferenza del sistema IT in corrente continua con la protezione in classe II dei moduli fotovoltaici e del resto dell’impianto, con la quale tutti ci dobbiamo confrontare, in quanto dalla norma stessa praticamente suggerita?
Come mi devo comportare ?
Si suppone che il generatore PV sia costituito da componenti in classe II. Solo l’inverter sia in classe I. In tal caso, che mi sembra il più diffuso, mi chiedo, ai fini di realizzare un impianto “sicuro”, se sia effettivamente necessario mettere a terra le strutture metalliche di supporto ai moduli e le cornici dei moduli stessi, per consentire il monitoraggio dell’isolamento del generatore PV ( sistema IT ), come una certa prassi sembra richiedere.
Si sa che collegare o non collegare a terra una parte conduttrice ( massa estranea ? ) comporta sempre qualche differenza, che influisce sulla sicurezza e sulle conseguenti responsabilità. Nel caso specifico la regola generale chiaramente lo vieta, ma altre considerazioni invece non altrettanto chiare ( in prossimità del mare !!) lo richiedono.
Ho consultato la norma CEI 64-8, Sez. 712 e la norma CEI 82-25, punto 9.1, Le protezioni contro gli shok elettrici, ma non ho trovato la soluzione.
Nel caso presentato come ci dobbiamo comportare ? Possibile che la Guida CEI 82-25 e la norma CEI 64-8 non abbiano preso in considerazione la gestione di un sistema IT, applicato al caso specifico di sezioni di impianti PV in corrente continua in classe II. Ma allora a cosa serve una guida o una norma? Se gli esperti oltre al glossario particolare mi confermano solo banalmente che devo mettere a terra le cornici dei moduli di classe I, che nessuno , almeno credo, oggi costruisce in tale modo di protezione, e non considerano invece l'interferenza del sistema IT in corrente continua con la protezione in classe II dei moduli fotovoltaici e del resto dell’impianto, con la quale tutti ci dobbiamo confrontare, in quanto dalla norma stessa praticamente suggerita?
Come mi devo comportare ?
domenica 26 giugno 2011
Quadri elettrici - Sovraccarico delle apparecchiature elettriche - Norma CEI 17-13
La norma Norma Cei 17-13 non sembra considerare la protezione dei quadri elettrici dal sovraccarico. Un altro buco normativo ?
Tanti anni fa ad un incontro tecnico tenutosi, se non ricordo male dalle parti di Treviso, proposi all’ing. Scarioni del CESI, che mi pare detenesse già allora un ruolo primario nel Comitato Tecnico 17- Grossa Apparecchiatura, il seguente quesito: “I quadri elettrici sono componenti elettrici; come dovremmo comportarci per garantirne la protezione dal raggiungimento di possibili sovratemperature non accettabili.”
Sempre se non ricordo male e per quanto ricordo la risposta fu la seguente: ha ragione ! bella domanda; in effetti la norma non si esprime in proposito!
A distanza di forse ben qualche lustro, mi pare che le cose non siano cambiate.
Da tecnico che da molti anni si occupa di impianti elettrici e regole di progettazione e che cerca di capire quello che progetta, mi permetto di formulare a chi conta e a chi ne sa di più, la seguente domanda: “Come mai la norma si preoccupa di garantire la protezione ad esempio dei cavi e non si preoccupa di fare lo stesso con i quadri; si sa infatti che anche i quadri elettrici sono pericolosi.”
Un altro buco normativo segnalato e conosciuto in questioni di sicurezza ? Come può accadere ?
Per i più appassionati/volonterosi mi riprometto di far seguire ulteriori osservazioni.
Mi aspetto però anche qualche osservazione, qualche suggerimento e perché no qualche risposta in positivo da quanti mi leggono.
Tanti anni fa ad un incontro tecnico tenutosi, se non ricordo male dalle parti di Treviso, proposi all’ing. Scarioni del CESI, che mi pare detenesse già allora un ruolo primario nel Comitato Tecnico 17- Grossa Apparecchiatura, il seguente quesito: “I quadri elettrici sono componenti elettrici; come dovremmo comportarci per garantirne la protezione dal raggiungimento di possibili sovratemperature non accettabili.”
Sempre se non ricordo male e per quanto ricordo la risposta fu la seguente: ha ragione ! bella domanda; in effetti la norma non si esprime in proposito!
A distanza di forse ben qualche lustro, mi pare che le cose non siano cambiate.
Da tecnico che da molti anni si occupa di impianti elettrici e regole di progettazione e che cerca di capire quello che progetta, mi permetto di formulare a chi conta e a chi ne sa di più, la seguente domanda: “Come mai la norma si preoccupa di garantire la protezione ad esempio dei cavi e non si preoccupa di fare lo stesso con i quadri; si sa infatti che anche i quadri elettrici sono pericolosi.”
Un altro buco normativo segnalato e conosciuto in questioni di sicurezza ? Come può accadere ?
Per i più appassionati/volonterosi mi riprometto di far seguire ulteriori osservazioni.
Mi aspetto però anche qualche osservazione, qualche suggerimento e perché no qualche risposta in positivo da quanti mi leggono.
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